Ai canti d'amore.„
— Grazie tante, ne faccio senza de' suoi versacci, tutti pieni di sporcizie....
— Le tue carezze le conosco io solo, continuò l'altro facendo gli occhiacci.... — E il tuo guancial per me non ha segreti....
— Le dico di smettere!....
— Guai se potesse dir quel letticciuolo,
Se potessero dir quelle pareti....
— La vuol finire, sì o no? Prenda il suo lume, i suoi guanti, e vada a dormire subito, subito, subito!....
Così dicendo, la signora Luciana, rossa come un peperone, con certe chiazze che non erano tutto pudore, si era buttata addosso al giovanotto, per farlo tacere, per ispingerlo fuori della stanza, e intanto si godeva a stringergli le mani e le braccia. Il conte Eriprando continuava a ridere e a recitare i versi dello Stecchetti, per irritare sempre di più la signora Luciana; ma poi, siccome era tardi, prese il lume, i guanti, che avea involtati in un giornale, e s'avviò davvero per andare a dormire. Mamma Orsolina rideva a quelle scene, senza capirne nulla, tutta allegra per l'allegrezza del suo figliuolo:
— Aspetta, Prandino!... Vengo anch'io!...
E lasciata la signora Luciana a brontolare e a finire la camicia che aveva già mezzo stirata lei, entrò col figlio nell'altra camera.