Già, si capisce che non gli premeva molto di assistere con tutta la sua presenza di spirito a quel trapasso dalla vita alla morte: per quante ne dicano i misantropi, non è mai una gita di piacere! E poi, Prandino, tutti i gusti son gusti, avrebbe desiderato di morire dormendo. Intanto continuava a nuotare di lena e ad allontanarsi sempre più dalla riva. Dopo qualche tempo cominciò per davvero a trovarsi un po' stanco. Tuttavia continuò sempre a nuotare: era deciso! adesso però nuotava molto più adagio. Il vento gli sibilava acuto, molesto nelle orecchie e gli battea il viso, l'acqua salata gli bruciava gli occhi, ma egli non indietreggiava, avanzava anzi sempre verso il largo, rassegnato al suo destino, finchè sentì i primi brividi di freddo corrergli per la vita.
— Ci siamo! pensò, e Prandino fece il morto, tanto per cominciare.
La durò così ancora per qualche minuto, quando d'un tratto egli si sentì trasportare con violenza da una forza nuova, ignota, che lo trascinava velocemente. Spaventato, si allungò nell'acqua, per opporsi a quell'onda impetuosa, ma rotto com'era dalla fatica, ci riusciva a stento e capiva che presto egli sarebbe rimasto vinto, sopraffatto: era stato portato via da una corrente tanto più forte quanto il mare era più grosso.
In quel punto, Elisa, il Maggiore, la Cecilia e anche le ottocento cinquanta lire, gli si dileguarono in un attimo dal cuore e si risvegliò in lui prepotente l'istinto della conservazione. Fece, sforzi disperati, sovrumani.... ma, per quanto si adoperasse con tutto il suo vigore, non riusciva che a resistere all'urto dell'onda e a star fermo: retrocedere gli era impossibile.... Già, in breve, stanco, sfinito, non poteva più nemmeno tenersi a galla.... già l'onda vittoriosa gli era passata due volte sulla testa, già, spossato, stava per venir meno e questa volta trovarlo proprio davvero il modo di calare a fondo.... quando, senza saper come, senza saper nemmeno s'era proprio desto o se sognava, si trovò dritto in piedi, là, in mezzo alla burrasca, coll'acqua che gli arrivava appena alle spalle!
A un migliaio di metri all'incirca dal Lido, si allunga per un buon tratto di mare, un banco di sabbia: la corrente lo aveva portato là sopra, e Prandino era salvo: salvo, ma non sicuro. Adesso quei cavalloni verdastri, impetuosi, spumeggianti, lo spaventavano, e tutte quelle creste candide che correvano sulle onde, gli sembravano altrettanti mostri marini che gli venissero incontro. Si raccomandò a Dio, pensò a sua madre e chiamò al soccorso, con quanto fiato gli rimaneva in corpo.
— Semo qua, paron, semo qua — gli rispose subito una voce poco lontana.
Era la barca destinata al salvataggio dei nuotatori che, come vuole il regolamento, quando Ariberti si allontanò troppo dalla riva, gli aveva tenuto dietro, senza che il poveretto, fisso collo sguardo nel tendone buio dell'orizzonte, e mezzo accecato com'era dal bruciore e dagli sprazzi dell'acqua, se ne fosse accorto.
Due battellieri, dalle braccia robuste, lo tirarono su di tutto peso nel guscio, e, quando fu dentro, gli domandarono come mai s'era arrischiato di allontanarsi tanto, col mare così grosso.
— È stata la corrente che mi ha portato via — rispose Prandino, arrossendo per la doppia vergogna dell'essersi voluto annegare e del non esservi riuscito.
Tutto curvo, seduto sopra una panchetta della barca, coi denti che gli battevano dal freddo, col vento che gli soffiava addosso, egli, silenzioso, mortificato, si lasciò condurre a riva. Ma, tuttavia, mentre si avvicinava alla spiaggia e lo Stabilimento s'ingrandiva a vista d'occhio, così da distinguere le persone che si movevano sulla terrazza, tornò a pensare a' casi suoi e a convincersi che, per quanto gli potesse spiacere di morire, nulladimeno, non poteva più vivere. Anche un po' per non rendersi ridicolo a sè stesso, non c'era verso, doveva venire a quella conclusione. Però, avrebbe scelto un altro genere di morte. I battellieri gli narrarono il caso d'un tedesco che, l'anno prima, s'era annegato, per l'appunto al Lido, e che fu ripescato monco di un piede e senz'occhi: gli erano stati divorati dai pesci.