— No, sai; bisogna, adesso, che tu vada via.

— Ancora cinque minuti soli....

— No, no: è tardi, e domattina mi devo levare per tempo.

E la contessa Elisa, per far intendere al conte Eriprando che quella volta poteva proprio lasciare ogni speranza, tirò indietro il sorriso languido, si fece subito seria seria, e gli si levò d'addosso, mentre colle due mani accomodava i capelli sulla nuca, che le si erano scomposti.

— Cattiva!

— Ma, sai, bambino, che con tanta gente che ho conosciuto, un egoista come te, non l'ho mai incontrato?

A queste parole il conte Eriprando fece il muso; ma la contessa Navaredo, quasi stizzita, tirò innanzi senza badargli:

— Per te non dovrei nè dormire, nè mangiare, nè uscire, nè far nulla.... altro che filare il sentimento!

— Ti domandava cinque minuti soli, soli....

— È dalle dieci che mi domandi cinque minuti; e abbiamo fatto venire la mezzanotte.... E poi, ho già suonato; c'è la Beppa di là che ti aspetta per farti lume e io non posso soffrire les commérages delle anticamere.