L'Elisa, peraltro, otteneva cogli occhi più che sua figlia colla lingua, perchè il sotto-capo, da un momento all'altro, fece aprire uno scompartimento, destinato a rimaner chiuso fino a Padova, e là dentro, comodamente presero posto tutti i nostri viaggiatori. Prandino si profuse in ringraziamenti col giovane impiegato, e a titolo di regalo gli offrì il suo biglietto di visita, con tanto di corona nel mezzo, ma il sotto-capo si trovò meglio ricompensato dal sorriso che gli volse di sotto alla veletta la contessa Navaredo. In quanto alla Contessina, questa volta ch'era una sgarbatezza il tacere, non aprì bocca: avean pagati i biglietti, dunque toccava a quei signori della ferrovia a trovar loro i posti!...

— Padova, Mestre, Venezia!...

Finalmente furon tutti seduti. Prandino riuscì a mettersi daccapo in faccia alla Contessa; finalmente suonò il corno, la campanella, la macchina fischiò, il treno si mosse, e non c'eran da temere altri inconvenienti. Gegio, inginocchiato sul sedile, guardava fuori dal finestrino dall'altra parte; la Cecilia gli stava vicina tenendolo per la falda del camiciotto perchè non cadesse fuori, e i nostri due innamorati eran così vicini che potevan parlare liberamente, come se fossero restati soli.

— Sembra una persona per bene, quel sotto-capo, ed è molto gentile — disse lui.

— Sì, davvero? non ci ho badato — rispose lei: poi chinandosi un po' — sei contento, bambino? — gli chiese piano piano, accarezzandolo cogli occhi e col suo fiato caldo che gli corse sulla faccia e che lo fece tremar tutto.

— Oh! sì, e non credevo che al mondo si potesse esserlo tanto!...

I quattro piedi si cercarono, s'incontrarono, si toccarono di nuovo e non si lasciarono più fino a Poiana.

Prandino toccava il cielo col dito e, pare impossibile, lo toccava col dito dei piedi....

Forse per questo la sua felicità era così vicina ad andarsene colle gambe all'aria!

Da Poiana a Padova fu un lungo e non interrotto sdilinquimento sentimentale, mentre Gegio canticchiava con urlacci così stonati da romper la testa, se non fossero stati attutiti un po' dal rumore e dallo sbattere del treno, e la Contessina dormiva, forse per il dispiacere di non aver alcuno da strapazzare.