— Dimmelo....

— Sciocchezze! Non lo ricordo nemmeno.

— È impossibile! Voglio saperlo,

— Ma se non lo ricordo più, ti dico!... senti, senti, cara: una sera.... una sera andremo in gondola noi due soli?

— Oh! sì!

— E... là... mi dirai anche là di volermi bene?

Questa volta, l'Elisa non gli rispose nulla, ma sospirò, levando gli occhi al cielo, in un modo tale che pareva Santa Lucia, prima dell'operazione.

Prandino sognava a occhi aperti: quei dodici giorni alle bagnature gli si paravano dinanzi alla mente con tutte le dolcezze, i fascini, le commozioni, le ebbrezze volute e sperate dal suo cuore. Egli si sentiva felice: anzi, si sentiva l'uomo più felice della terra, e, quando il treno arrivava sotto la tettoia di Padova, non desiderava più nulla.... nemmeno le trenta lire che gli mancavano per fare le trecento.

Lo scompartimento dov'erano i nostri viaggiatori si fermò proprio in faccia al Caffè della stazione, e però la contessina Cecilia si sentì subito fame, e Gegio sete di un'aqua di marena.

Il Conte smontò dalla carrozza, entrò nel Caffè e, strascicando l'erre, fece portare fuori un'acqua pel bambino e un caffè e panna, colla cesta, per la D'Abalà.