L'uscio fu aperto: la Beppa era là, sul pianerottolo, col lume in mano e colla faccia sbianchita e ingrugnata dal sonno.

— Buona sera, signora contessa.

— Buona sera, signor conte. A domani.

— A domani.

La Beppa scese innanzi adagio, giù per la scala, ripida, stretta e oscura, tenendo alto il lume col braccio levato.

Quando fu sulla porta di casa, Ariberti tolse dalla tasca interna dell'abito un portasigari di pelle nera con una vistosa corona di conte nel mezzo: poi, dal portasigari, un virginia: ne cavò la paglia che ripose nell'astuccio, lo accese al lume della Beppa, tirò in fretta due o tre sbuffate di fumo per vedere se andava bene, e dopo, dal medesimo portasigari, levò un mozzicone che porse alla donna:

— To'... lo darai a Menico.

Menico era il cocchiere, il cameriere, il porta acqua, il caffettiere, lo spaccalegna di casa, e quando aveva due minuti di tempo, anche l'amante della Beppa.

— Grazie, signor conte!

Bon dì.