— Ma poi è uno spiantato.
— Questa piuttosto, è una buona ragione.
Mentre l'Elisa terminava d'acconciarsi, la D'Abalà e il conte Potapow combinarono di fermarsi al Lido a desinare. Di solito, avea detto il Conte, servivano un pranzo fisso, a tre lire e cinquanta, senza vino, abbastanza buono. Jamagata, interrogato anche lui in proposito, consigliò invece di desinare a la carta.
Potapow si strinse nelle spalle e non gli rispose nemmeno. Fra loro due poi successe un battibecco vivacissimo quando si dovette scegliere la tavola. Potapow ne voleva una vicina alle sale, così erano meglio riparati: Jamagata invece la preferiva sul mare, perchè se non si doveva godere della vista del mare, allora era inutile di fermarsi al Lido: e concluse che chi aveva paura del raffreddore poteva ritornarsene a Venezia. La Cecilia li lasciò bisticciare senza entrare in mezzo: era troppo affaccendata a far capire al cameriere che pranzavano in sette, ma che dovevano apparecchiare per otto, perchè in compagnia c'era un bambino, che aveva poco più di due anni.
Ma sul più bello, quando tutto pareva ben disposto, eccoti Badoero che dichiara di non poter prendere parte a quel picnic: non lo disse, ma ne aveva un altro impegnato colla piccola Emma.
Questa notizia inaspettata turbò i calcoli e la quiete della Cecilia e di Potapow. Per fortuna il Conte si ricordò in tempo del cavaliere Ramolini, il quale poco prima aveva manifestato il desiderio di pranzare anche lui al Lido, e domandò subito alla D'Abalà se permetteva che glielo presentasse, e se la contessa Navaredo, che ormai li aveva raggiunti, ne sarebbe stata contenta.
— Si figuri, si figuri; vada subito a cercarlo: contenta la mamma, contenta io, contenti tutti!
Potapow andò correndo in cerca del Cavaliere.
— Contento io, oh, no: rien du tout — disse piano Jamagata alla Contessa. — Oh! per trovarmi io contento vorrei essere senza nessuno con voi, précisément; come dite in italiano?.... senza nessunissimo?....
L'Elisa, sorridendo, insegnò a Jamagata che in italiano si poteva dire soli, solissimi, affatto soli, mentre Prandino entrava sulla terrazza da una parte e il Maggiore vi entrava dall'altra: quello, livido, cogli occhi rossi e un muso al doppio del naturale; il Maggiore, invece, colla cera soddisfatta e l'occhialino in cerca dell'Elisa, asciugandosi i capelli corti, brizzolati, con la pezzuola bianca.