È specie affatto innocua, ma per la carne troppo molle e di sapore appena marcato riesce di qualità ordinaria. È da preferirsi, quindi, invece che solo, di usarlo in unione ad altre specie. Non si può confondere con funghi velenosi.
Tav. XLIX — Pholiota praecox Pers. (Agarico primaticcio)
Bresadola dis. — Lit. G. Zippel Trento
Spiegazione delle figure: a Fungo giovane con brandelli di anello attaccati al margine del cappello. b-c Due individui di pieno sviluppo. d Individuo sezionato. e Basidii. f Spore.
Pholiota Aegerita (Porta) Brig. (Ag. cylindraceus et attenuatus De C. Ag. pudicus Fr. vix Bull. Ag. Brigantii Fr. Ag. Pioparello Viv.) — Tav. L.
Ital. Pioppino, Piopperello. Volg. Fungo di pioppo, Fong de albera, Fong de salgar. Franc. Champignon du peuplier, Pivoulade.
Ha cappello da convesso o quasi campanulato spianato, sovente umbonato o gibboso, nel fungo giovane rugoso e crespato, nel fungo adulto liscio, a epidermide come pelle di guanto che poi si screpola in areole poligonali (fig. c), di colore da prima fuligginoso-chiaro, poi giallo-fulvente al centro e pallido al margine; lamelle spesse, larghe, verso il gambo troncato-aderenti ed uncinate, da pallido-giallastre canella scuro; gambo solido, eguale o attenuato alla base o anche ingrossato, bianco, oscurantesi coll'età, sopra l'anello fibrilloso, sotto squamosetto-lacero; carne bianca o pallida, tenace, nella parte inferiore del gambo giallo-fosca, di sapore mite ed odore molto marcato e gradevole; basidii clavati, 23-25 × 7-9 µ.; spore ellittiche o reniformi, giallognole, 9-11 × 6-7 µ.
Nasce in primavera ed autunno sui tronchi vivi o sulle ceppaglie di pioppo, salice, sambuco, robinia ecc. Nei dintorni di Trento si trova frequente in Campo Trentino sui salici e sul pioppo nero e lungo il passeggio del Fersina sul pioppo piramidale; a Rovereto, Ala, Sarche sul pioppo nero.
È specie mangereccia molto delicata, già conosciuta come tale e stimata dai Greci e dai Romani, presso i quali anzi si coltivava artificialmente. Mattioli nei suoi Commentari di Dioscoride ci narra il metodo di coltura di questo fungo, usato dai Greci, che consisteva nel tagliare i tronchi del pioppo rasente terra e poi irrorarli con acqua calda in cui fosse sciolto del fermento. Con tale trattamento si ottenevano i funghi dopo quattro giorni[5]. Plinio celebra le varie specie di pioppo pei funghi squisiti che producono[6]; e la riproduzione artificiale praticata dai Romani è ancora in uso in qualche luogo d'Italia, anzi meriterebbe di essere introdotta dovunque essendo assai semplice e poco costosa. Consiste nel tagliare a pezzi dei ceppi o tronchi di pioppo e collocarli in luogo umido tenendoli di frequente bagnati con acqua tepida, oppure nel porre dei frammenti di legno o di scorza di pioppo nella terra commista a letame di stalla, onde agevolarne la putrefazione e procurare di conservarla sempre umida. Crescendo questa specie anche sul salice, ritengo che si otterrebbe il medesimo risultato sottoponendo allo stesso trattamento anche pezzi di legno di questo albero.