Quando Guazzo ebbe veduti que' tre sorvegnenti, "È tardi, esclamò con malinconica voce: altro non rimane a fare per lui che porlo sotto terra".
Trincone, maravigliato, fece un atto di dispetto vedendo così delusa la sua aspettativa, e accorgendosi d'aver gettati vanamente i passi; il Frate abbassò lo sguardo al suolo chinando il capo, e incrocicchiando le braccia sul petto recitò una preghiera; Falco, compreso da dolore, "Lasciatemi entrare, gridò in tuono che palesava insieme l'ira e la pietà: voglio almen vederlo un'ultima volta; voglio promettere sul suo corpo di mandare più d'uno di quelli che lo hanno ucciso a dormire un sonno eterno come il suo".
In una stanza di ruvide pareti, sotto una volta annerita dal fumo, e che prendeva scarso lume da un elevato finestrello, giaceva sovra un letto di tavole il cadavere di Grampo ricoperto per metà da un lenzuolo: la sua gola era fasciata da bende tutte intrise del suo sangue, che trascorsogli sul nudo petto in più striscie vi si vedeva nero e raggrumato. Di fianco al letto stava assisa una vecchia donna, tenendosi a due mani appoggiata ad un bastone, cogli occhi fissi immobilmente su quel sangue: i denti di lei battevano di tratto in tratto tra loro, e le membra tremavano per convulsivo movimento: era Imazza sua madre.
Entrato Falco là dentro seguito da Frate Andrea e da Trincone, accostatosi lentamente al letto, vi si rattenne; posò a terra il moschetto, e sovrapponendo all'estremità della canna ambedue le mani, su quelle appoggiando il mento, rimase taciturno a contemplare d'uno sguardo, fatto per tristezza fosco e socchiuso, la salma d'un compagno d'armi, poche ore dianzi sì vigoroso per gioventù e salute, già fatto immoto insensibile.
A piè del capezzale inginocchiossi Frate Andrea, il quale, alzata colla destra la croce che andava unita al rosario che gli pendeva dalla cintura, intuonò le litanie ed altre preci pei defunti, cui rispondeva Trincone, postosi parimenti co' ginocchii a terra: rilevatosi il Frate, appressossi ad Imazza, che non aveva mai tolti gli occhi dal volto del proprio figlio, nè sembrava per anco essersi accorta della presenza di quegli estrani, e come era suo ufficio e costume in simiglianti circostanze per alleviarne il dolore, e distorla da quell'intenso pensiero, cominciò con voce lenta e pietosa a così dirle: "Il Signore non volle concedere che io giungessi a tempo di confortarlo colle sante parole della Chiesa, o di lavargli la ferita coll'acqua mirabile che recai meco a quest'uopo; ma non paventate per questo, o madre, anzi abbiate viva speranza che egli sarà stato accolto nella schiera degli eletti, e l'interno pentimento delle proprie colpe gli avrà fatta vincere la guerra col nemico infernale che sta preparato a tutti assalirci negli estremi momenti: fors'egli a quest'ora prega per voi e per noi tutti; ed attende tra l'anime purganti che colle nostre orazioni lo liberiamo dalle fiamme..."
La vecchia Imazza, volgendo la testa, diede uno sguardo sì torvo al Frate, che gli troncò sulle labbra la parola, e con un raggrinzamento di mascelle che aveva sembianza di un truce ghigno: "Liberarlo dalle fiamme! disse: Qui è gelo: toglietelo dal freddo che lo agghiaccia, fate che si levi da sè, e che questo non sia come piombo freddo e greve". Così pronunciando alzò un braccio del morto, e lo lasciò cadere rimettendosi a guardarlo fisamente.
"Sento" disse Falco, abbandonando d'un subito la sua posizione, e prendendo la mano di Grampo ricaduta sul letto, "sento che è fredda e rigida come se fosse rivestita d'un guanto di ferro; ma chi di noi avria potere di riscaldarla? Se valesse immergerla nel sangue, ciò non sarebbe un disperato rimedio; ed io giurerei su questa mano istessa di versarne più di quanto ne facesse bisogno a tal uso. Ma tutto pur troppo è vano quando la terra deve stendersi su di noi come un pesante mantello. Per ciò compiango, o Imazza, il vostro dolore, poichè avete col figlio perduto tutto ciò ch'era a voi caro al mondo: egli solo consolava i vostri vecchi anni, e ne alleggeriva la gravezza: ora che farete voi della vita? gli occhi vostri non sapranno su chi posarsi, nè la vostra lingua a chi parlare. Ascoltate la voce di Frate Andrea: questi uomini del Signore cercano di gettarci una corda di soccorso quando più non abbiamo nè vele nè remi per accostarci alla sponda".
Imazza a tai detti dimenava il capo con ira, e: "Che parli tu? rispose, a che venisti? Perchè tocchi quella mano? Non fu per esser teco, che Grampo venne colto da un colpo ch'era a te destinato? Non fosti tu che il conducesti alla morte? Attendi, attendi a consigliare le tue donne, che forse non andrà a lungo che un cadavere più sformato di questo starà nel loro casolare, se pure non avverrà che in vece delle donne ci saranno dintorno i lupi ed i corvi".
"Taci, maledetta strega!" gridò Falco torbido e minaccioso in volto, stringendo a pugno la destra, ed alzandola verso di lei; e ben avveniva che l'avrebbe malamente percossa, tant'era l'ira che l'assalse e l'acciecò a quel malaugurato presagio, se frate Andrea, messosi tra loro, adoperando pacifiche ed autorevoli parole, non avesse sedato quel bollore di rabbia, sì inopportuno e sconvenevole in tal luogo e in tal momento in cui tutti i pensieri da null'altro essere dovevano compresi che da tristezza e pietà. La vecchia donna chinò il capo sul petto, più non pronunciando alcun accento, e Falco rimase parimenti muto, volgendo nell'anima le più tetre e desolanti idee. Quella predizione fattagli alla presenza d'un morto da una femmina che dicevasi aver conoscenza dell'avvenire per mezzo di sortilegii ed altre diaboliche arti, lo aveva colpito sì fattamente, che un gelo gli corse per l'ossa, e risentì uno straordinario sentimento di terrore. Nelle battaglie, negli assalti, nel calor delle mischie la morte aveva sempre avuto per lui un aspetto, direm quasi, eroico e glorioso, nè altra cosa eragli rassembrata che un rapido compimento della vita: là dentro la ristrettezza dello spazio, la scarsezza del lume, la vista d'un cadavere insanguinato, il viso e la voce sinistra con cui Imazza aveva pronunciate quelle parole, tolsero al suo spirito ogni vivace ed energico slancio, e v'infusero nere tremende idee come se gli fosse stato svelato uno spaventoso secreto.
Frate Andrea fece nuove esortazioni e preghiere, quindi annunziando che gli era necessità ritornarsene al suo convento di Nesso, chiese commiato, ed uscì dalla casa di Grampo; Falco, gettato un ultimo sguardo sul corpo dell'amico, seguì il Frate, e ordinato a Trincone e Guazzo si trovassero sul far della sera col navicello a piedi della sua rupe, abbandonò Palanzo, riprendendo cammino verso il suo casolare.