"Ah vecchia maga, or ti ricordi del figlio! M'accorgo che ti sta presente come quando lo ricopriva il lenzuolo inzuppato del suo sangue, e tu lo vedi come allora sfigurato e irrigidito... Ma che pretendi? (ed alzò la voce) Hai tu il potere di far risorgere i morti dal luogo ove essi dormono? Puoi tu far apparire gli estinti in queste caverne?... Che guardi?... Che ascolti? forse qualche spirito uscito dalle viscere della terra, non visibile a noi, qui s'aggira e ti parla?"

"È ben la tua voce che io sento, o uomo di Nesso?" pronunciò Imazza in tuono lento e sepolcrale; ma cangiando poscia affatto l'espressione del volto, poichè la voce e la vista di Falco la richiamarono a passate abituali idee, proseguì, con manifesto delirio della mente: "Sì... sei tu... Oh ti conosco!.. è molto tempo che io non ti vedo. Il mio Grampo non viene più con te?... egli non pronuncia mai il tuo nome: ma ora che fa? dove sarà egli andato? oh Dio! non vorrei che s'incontrasse cogli uomini di Como! Che si sia perduto per la valle, o l'hai tu mandato col tuo battello lontano sul lago?"

Il guerriero Montanaro stette muto a tali inchieste; Gabriele stupì, e Orsola disse:

"Il vostro figlio, o Comare, è al sicuro di tutti i pericoli di questa terra: esso si trova certamente in un luogo dove non ha bisogno che delle vostre preghiere, e dove chiede al Signore che vi conceda misericordia".

Imazza non parve punto intendere questi detti, alzò lo sguardo a Gabriele, e dopo averlo considerato a lungo, pronunciò le seguenti parole con voce raddolcita, che annunziava un improvviso commovimento dell'anima, il quale la ritornava alla ragione: "Chi sei tu, o giovine? Tu non abiti certo nel nostro paese? Perche abbandonasti la tua casa? Hai tu colà tua madre? Perchè la lasciasti sola?... Essa ti aspetterà... ti chiamerà... ritorna a lei... fuggi di qui! (aggiunse in tuono più aspro e solturno) Tu non sai con chi ti trovi... Anch'io... anch'io aveva un figlio, giovine, vigoroso come sei tu, e per causa di quest'uomo io l'ho perduto... esso me lo condusse a morire: ed ora son sola..." Qui le mancò la voce, ma subitamente si riaccese in volto, stralunò gli occhi, drizzò verso Falco l'irto capo, contraendo convulse le labbra, protese le braccia con adunche le dita, sì ch'esso e Gabriele arretrarono inorriditi, e le donne si coprirono colle mani il volto, e furibonda esclamò: "Perchè non posso lacerarti il cuore con queste mani; perchè non mi è dato trascinarti con me nel sepolcro? Ma va! che s'anche or ti salvi, tu non vivrai lungamente. Faccia il cielo però che prima di morire ti possi mirare cader estinto dinanzi ciò che tu hai di più caro, che il tuo sangue sia sparso con infamia e che nessuno de' tuoi abbia altro fine che negli strazii e ne' tormenti".

Gabriele strinse tra le braccia Falco bollente d'ira a quell'imprecare della vecchia, e tal atto dell'affettuoso giovine gli temprò lo sdegno, per cui appena il rimbombo della rauca e stridente voce d'Imazza svanì per quell'antro, il fiero Montanaro, fatto mite e calmo, guardolla con occhio di disprezzo e pietà, dicendo: "Misera vecchia! il tuo spirito è dominato da malefiche potenze: tu non sai ciò che dici; io ti perdono!--Andiamo, lasciamola qui da sola a riscaldarsi più agiatamente le membra, che fra poco la morte le gelerà del tutto".

Così detto, Falco accese una fiaccola che aveva contesta con resinosi rami, e gettato a spalle il moschetto, procedette per quell'antro innanzi alle donne seguíte da Gabriele che recava un'altra face; abbandonando per tal modo colà la vecchia Imazza che soprapposte molte legna al fuoco vi si rannicchiò nuovamente dappresso. Giunti al fondo della prima grotta salirono pei dirupati scaglioni formati dal passaggio di voluminose sobbalzanti acque ivi scorrenti la state, e s'internarono nell'andito superiore più oscuro e ristretto. Progredendo per quella via cavernosa che or ritorta or diritta, ma sempre ascendente, cammina per le viscere del monte, udivano il rumore dei loro passi risuonare con cupo e prolungato mormorio, e allo splendore delle loro faci che spesso squassavano per rinvigorirne la fiamma, rompenti quell'eterna tenebria, miravano variarsi la forma, il colore e l'ampiezza dell'antro per cui s'avanzavano. Ora nella vôlta e nelle pareti ristrette e basse nereggiava liscia l'ardesia; ora lo scisto verdastro cilestrino o giallognolo rigato da fili d'acqua offriva l'aspetto d'un drappo steso, di cangiante colore frastagliato da lucide striscie; in alcuni luoghi strati di bianca marna formavano lunghe zone compatte, in altri brillavano al lumeggiare delle faci mille e mille punte argentine nella scabra arenaria: qui miravasi la vôlta vasta e piana formata d'un solo masso di granito che spaccato dai lati in larghe fenditure presentava enormi arcate sostenute da informi colonne fra cui s'apriva il varco ad altri spechi; là perpetue stille gocciavano dalle acute stallatiti pendenti dall'alto.

I quattro che battevano quello strano e cupo calle contemplavano con istupore misto a meraviglia, fatta maggiore dalle tremende idee di che erano stati poco prima agitati, il variato succedersi di tanti ciechi ravvolgimenti, dai quali non avrebbero creduto potere riuscire mai all'aperto, se Falco stesso non avesse assicurato d'averli altre volte percorsi, ed egli medesimo pensando ai timori ed all'esitanza che dovevano naturalmente durare nel cuore di quelli ch'ei conduceva per una sì lunga sotterranea via, rallentò d'alcun poco il passo, e rompendo pel primo il silenzio, disse:

"Se fossimo andati tanto all'ingiù quanto siamo saliti per questa strada, io credo che saressimo già arrivati dove si comincia a vedere il fuoco a trasparire dalle porte della casa dei dannati; ma finalmente per quanto sia grosso il monte dentro cui camminiamo, m'accorgo che l'abbiamo quasi attraversato. Vedete quest'altra grotta che s'interna a destra: essa si apre in forma di pozzo in mezzo al piano del Tivano, da dove entrano le acque quando si sciolgono le nevi, e trascorrendo per queste gole sboccano in parte dalla caverna per cui siamo entrati nella valle del Noce, e in parte nella Valle del Lambro dalla caverna per cui usciremo, ed alla quale ora siamo vicinissimi".

"Perchè non si ponno scavare sì lunghi e profondi i sotterranei dei nostri castelli? pronunciò Gabriele; oh allora daremmo cattivo giuoco all'inimico in caso d'assedio, e se per isventura si cedesse all'assalto, potremmo per tale strada condurre in salvo le persone che non saprebbero aprirsela col ferro alla mano, e serbarci anche nella sconfitta ciò che abbiamo di più caro e prezioso!"