Era notte: il Castellano e il suo più fido amico il Pellicione stavano in una stanza appartata del Forte entrambi muti e pensosi seduti ai lati opposti d'una massiccia tavola su cui ardeva una lampada infissa in un lucerniere di bronzo. Medici teneva incrocicchiate le braccia, socchiuse le ciglia e fiso lo sguardo nella parete di contro: portava il corsale di ferro e il rimanente dell'abito stretto al corpo; il suo capo era scoperto, per cui il lume rischiarava liberamente di profilo il suo volto, a cui i neri ricciuti capelli, il pelo del mento e dei mustacchi davano un carattere più deciso e severo. Pellicione vestiva un giustacuore di panno bruno, con maniche larghe listate, serrate al pugno; aveva in testa un cappello alto acuminato, con larghe falde che gli ombreggiavano il volto sostenuto dalla sinistra mano, mentre teneva la destra arrampinata negli intrecciamenti della complicata impugnatura di sua spada che sopravanzava alla tavola.
Sulla faccia del Castellano, di quell'ardito avventuriero la cui sovrana fortuna era prossima al tramonto, si vedevano dipingersi alternativamente ora una dignitosa calma con cui sembrava assopisse tutta la tempesta della mente, ora un lieve sogghigno minaccioso, disfidatore, che tramutavasi in una maestosa guerresca alterezza con cui pareva dire: "Io mi son io ancora: nessuno m'ha interamente vinto o domato". Pellicione alzò gli occhi su di lui nel momento che il suo viso aveva tale impronta, e come se gli avesse letti appunto in cuore quelle parole, gli disse:
"Non è poi la prima volta che noi ci vediamo chiusi dai nostri nemici in questo Castello. Sono trascorsi pochi anni da che i Grigioni venuti a Bongo credevano averci ridotti, come l'orso, all'orlo del precipizio, che è costretto a lasciarsi prendere od a balzarvi da se; pure non solo se ne siamo liberati, ma li ricacciammo lontani, e divorammo assai del loro: e in quel tempo questo Castello non contava la metà dei baluardi da cui è riparato attualmente; nè v'era traccia di questo Forte e del taglio: ora, oltre le difese murali ne possiamo sperare una più efficace nei soccorsi del Conte d'Altemps che non può tardare gran fatto a qui giungere co' suoi Tedeschi".
"Se fosse altri che il conte Volfango, rispose Gian Giacomo i cui pensieri erano già divenuti più tristi, direi che mi ha tradito: ma egli non è di ciò capace; e m'è forza pensare che sia stato incagliato nel viaggio da secreti comandi dell'Imperatore che protegge il Duca. Se ciò non fosse, una parte almeno delle bande Alemanne, in vista delle pressanti istanze da me fatte, e delle sue promesse, doveva essere da più giorni qui pervenuta, e avremmo impedito che ci stringessero d'assedio. Ora che vuoi, mio caro? Abbiamo Grigioni a sinistra, Ducali a destra. Dongo e Musso rigurgitano di soldati della Lega e del Vestarino, che si sono stesi anche in tutto il paese all'intorno:, gli edificii che m'appartengono vennero cangiati per loro in quartieri fortificati, i monti circostanti muniti d'artiglierie, e il lago innanzi a questo Castello coperto dalla loro flotta. Corenno, Gravedona, Rezzonico sono cadute in loro potere, ed oggi si seppe che il Forte di Lecco fu preso esso pure dall'Acursio, il quale vi fece crudelmente appiccare ai merli il nostro Alvarez Carazon, siccome disertore di Spagna".
"Povero Catalano! (esclamò Pellicione lasciando cadere il braccio sul tavolo, e guardando in alto sì che la metà inferiore del volto uscì dall'ombra del suo largo capello.) Un buon compagnone di quella fatta! che non aveva eguale sia colla spada, sia colla tazza in pugno! Dopo essere stato al di là dì tanti mari quasi sin dove termina il mondo, dopo avere incontrato tutti i pericoli del ferro, del fuoco, dell'acqua, finire di corda per man d'un Ducale! Ah per la spada di san Michele! è un insulto che non si può inghiottire!... Tu, sventurato Alvarez, avrai resistito a lungo sperando sempre che noi giungessimo colà ad assalire l'Acursio: sappi che tale appunto era la nostra brama, ma che le maladette bombarde di Mandello ce lo impedirono ostinatamente... quelle... sì quelle cagionarono la tua e la nostra ruina". Stette un momento silenzioso, poi proseguì a mezza voce, come se parlasse tra se e se, contando sulle dita, e facendo pausa ad ogni nome che proferiva: Pirro Rumo prigioniero... il Catalano appiccato: morti di ferite... Mandello,.. Matto... Negri... Falco... e il signor Ga.....!" Non osò pronunciare intero questo nome, perchè il Castellano si scosse:, ed ei, guardandolo, gli vide in faccia l'espressione del più cupo e profondo dolore: i suoi occhi non s'inumidivano, perchè natura l'aveva privato del dono delle lagrime, ma vi si scorgeva per entro una commozione che indicava tutta la costernazione del pianto senza poterne avere il sollievo. "Anch'esso pur troppo! disse, così giovine e dotato di tanto valore! Il minore d'età di noi fratelli, e fu il primo! qual ferita sarebbe al cuore di nostro padre s'ei vivesse ancora! Il buon vecchio lo prediliggeva fra tutti i suoi figli, perchè l'ultimo, e perchè sperava che non inclinasse alla guerra come io, Battista ed Agosto, nè alla Chiesa come Giovan Angelo. Mi fu riferito che quando, io lasciai Milano, e venni a prendere le armi sul lago, egli diceva a Gabriele allor fanciullino: tu solo fra i miei figliuoli sarai sostegno del nome di tua famiglia; tutte le mie speranze sono appoggiate sopra di te, ed ho fiducia di vederti agiato e tranquillo, quando i tuoi fratelli saranno tolti al mondo. Misero padre! egli morì ed io ho già fatto dar sepoltura anche al suo Gabriele... e fu col sacrificio della vita di Falco, di quell'intrepido e generoso montanaro che si giunse a togliere il cadavere di mano ai nemici, che se non era quel mio Capitano, il suo corpo sarebbe stato vituperato, o rimaneva pasto ai corvi sul lido di Mandello!"
"V'ha chi dice, rispose il Pellicione, che Falco non sia perito nella pugna, ma che fatto prigioniero, sia stato poscia ucciso dai Ducali". "Assassini! Io accordai dopo pochi giorni la libertà ai loro soldati che feci prigionieri nella battaglia di Bellaggio; essi scannano i miei da vili e crudeli quali sono. Visitando ieri mia sorella e le cugine, che feci ritirare qui abbasso in Castello, vidi seco loro la moglie e la figlia di Falco: quanto sono desolate quelle donne! Veramente le meschine perdettero tutto perdendo il padre e il marito; ma io non le lascierò mai abbandonate sin che possederò anche il più debole mezzo per sostenerle".
Dopo varii altri ragionamenti intorno l'esito sventurato dell'ultima battaglia, Gian Giacomo considerando le sciagure che a lui sovrastavano non seppe trattenersi dal nuovamente rimprocciare con acri parole al Pellicione il mal consiglio datogli di rifiutare le trattative". A che v'avrebbe giovato, rispose con ira a quei rimproveri il Pellicione, l'essere in pace con quei di Milano, mentre gli Svizzeri, come vedete, stavano già in procinto di piombarci addosso?"
"S'io fossi stato in accordo col Duca, le schiere dell'Altemps non avrebbero trovati ostacoli a scendere in Italia, e con alcune centinaia d'uomini di più mi bastava l'animo di rompere la Lega in modo da levarle ogni forza da potersi riannodare".
"E con che volevate voi pagare le truppe del Conte, quando aveste sborsati i quarantamila scudi, condizione principale del trattato, e si foste rimasto colle casse vuote? Credete voi che senza prontissime paghe quelle bande d'avventurieri v'avrebbero obbedito un sol giorno? Non vi rammentate gli eccessi a cui si abbandonarono in Italia quelli venutivi sette anni sono coll'esercito del Contestabile Borbone, e il saccheggio dato a Roma ad onta dei comandi di Carlo, causato dalla loro insaziabile cupidigia?" Il Castellano fremette, e nulla rispose ingolfandosi in altri pensamenti: Pellicione rimase nella primiera attitudine silenzioso e meditabondo esso pure.
Al suonare che fecero i tamburi indicando l'ora del mutarsi delle sentinelle Pellicione si levò in piedi per partire; Medici, il cui sembiante era ritornato tranquillo, alzatosi d'un tratto, s'accostò a lui, gli prese la destra, e disse: "Ho l'intima persuasione che la sorte non ci sarà tanto nemica da condurci al passo estremo; ma comunque sia, non è agli uomini, la cui mano ha giammai abbandonata la spada, che il morire pugnando reca spavento; e noi siamo in grado di far sentire a molti e molti nemici quanto sia periglioso cimento l'accingersi a penetrare sin dove siam noi. Or va, invigila le scolte, provvedi onde i bombardieri non s'allontanino dalle batterie, desta la vigilanza delle guardie alle vedette, e riconosci tu stesso dai baluardi se il nemico ha prese nuove posizioni: io m'affido interamente a te; tu conosci quanto ti tengo caro, ed io so quanto mi sei fedele".