Pellicione uscì di là compiutamente riconciliato in cuore col Castellano, e si recò alle mura onde osservare se i posti venivano diligentemente guardati e se tutto era disposto alla difesa. Sebbene la notte fosse a mezzo il suo corso, trovò tutti i drappelli d'uomini d'armi vegliare alla custodia del Castello di distanza in distanza come erano stati distribuiti: s'affacciò ai merli del vallo e guardando dalle feritoie, vide splendere abbasso e su pel monte vicino gran numero di fuochi ch'erano accesi dai soldati del Duca commisti agli Svizzeri, di cui s'udiva un lontano e confuso schiamazzare che si confondeva col mormorío delle acque del lago che un notturno venticello rompeva alla sponda: osservato il tutto attentamente, persuaso che il nemico nè pensava nè poteva tentare una sorpresa, ripetè il moto di vigilanza, e si ritrasse a riposo.

I guerrieri, e quasi tutte le poche persone d'altra qualità che si trovavano rinchiuse in quella assediata Fortezza, benchè stordite dal rapido ravvolgimento avvenuto nella fortuna del Castellano, pure siccome legati a lui per tante cause, confidavano ancora ciecamente nella sua indomabile intrepidezza, nella sua avvedutezza ed esperienza somma, di cui avevano avute tante rimarchevoli prove, e si tenevano certi ch'egli sarebbesi sciolto da quella stringente briga, ed avrebbe allontanato il periglio, e restituita a tutti la libertà e la sicurezza ricuperando il pristino potere.

Pei soli cuori d'Orsola e Rina non eravi più sollievo, non eranvi più speranze, e la vita di queste donne infelici dir si poteva una successione di lamenti e di pianti. Quel mattino della partenza delle navi per la battaglia, appena Falco fu uscito con Gabriele dalla propria casa onde recarsi al Porto del Castello, Rina crudelmente desolata dalle dolorose parole dell'amante, pallida, travolta, s'abbandonò nelle braccia della madre a lei con soffocati e rotti accenti palesando i presentimenti funesti di che le si era mostrato ingombro il giovine guerriero unico oggetto di tutte le sue cure: la madre volle riconsolarla tentando di farle sparire dalla mente ogni sinistra aspettativa; ma siccome ella stessa prestava somma fede agli interni presagi, partecipò a poco a poco, riguardo al marito, ai timori della figlia, che nell'animo suo più debole e pregiudicato presero quasi il carattere d'una spaventevole certezza. Passarono le due donne tutto quel giorno in un'angoscia inesprimibile, la quale non si sminuì che vicino a sera quando Rina, non mai staccatasi dalla finestra verso il lago, chiamò precipitosamente la madre facendole vedere in lontananza due legni della flotta del Castellano che ritornavano a Musso. Si fece più oscuro, e la figlia e la moglie di Falco scorsero palpitando que' due legni passare nelle acque innanzi a loro rapide come due nere nubi spinte, dalla tempesta, ed entrare nel Porto della Fortezza. Rina sentì un moto fatale a quella vista, come se una voce misteriosa le avesse mormorato all'orecchio: là sta il cadavere di Gabriele. Nulla poterono penetrare quella notte intorno all'esito del combattimento; ma quanto non s'accrebbe la loro ambascia il mattino quando seppero la notizia, che si sparse prontamente per tutto, della terribile sconfitta ricevuta dai Mussiani a Mandello? Orsola corse alla Fortezza e per Musso richiedendo, implorando da cento persone che le venissero date novelle del marito; ma tra lo spavento e la confusione generale, non raccolse che voci vaghe e contraddittorie, le quali però le lasciarono sussistere in cuore un raggio di speranza, poichè tra le narrative dei più che asserivano essere Falco rimasto ucciso con Gabriele sul campo, v'erano alcuni che narravano essersi invece questi due recati sulle navi col capitano Mandello al soccorso di Lecco, e tale novella era fatta spargere ad arte dal Castellano per tenere sospesi gli animi degli abitanti di quelle borgate e temperare il pernicioso effetto della narrativa della tristissima realtà del fatto.

Due giorni dopo la battaglia essendo giunto l'avviso che i Grigioni avevano preso Sorico, e s'avanzavano dalle Pievi verso Dongo per cingere d'assedio il Castello, e vedendosi ad un tempo apparire alle alture di Varenna la flotta Ducale che veleggiava essa pure verso Musso, Gian Giacomo Medici, conoscendo di non aver forza bastante per opporsi all'aperto ad entrambe quelle armate nemiche, fece incendiare l'arsenale con tutte le barche, e con sommo dolore anche il proprio famoso Brigantino; radunò nel Castello tutti gli uomini d'armi che gli rimanevano, v'invitò i terrazzani de' paesi vicini atti alla difesa, e fattevi entrare le donne che a lui od a' suoi Capitani appartenevano, inchiodati e appuntellati i portoni, calate le saracinesche e muniti di spesse artiglierie i baluardi, attese il nemico.

Orsola e Rina, venute esse pure a chiudersi là dentro, seppero tosto la verità dei fatti, e svanì per tal modo dai loro cuori anche quel lieve dubbio consolatore che le contraddittorie novelle v'avevano lasciato sino a quel momento sussistere. Maestro Lucio Tanaglia la prima volta che discese dal Forte a visitare quelle donne nella Rocca di Sant'Eufemia, ove era stato alle medesime assegnato l'albergo presso quello di Margarita sorella del Medici e delle di lui cugine, narrò ad esse con grave cordoglio d'avere veduto egli stesso, la notte che susseguì la terribile battaglia, a seppellire secretamente Gabriele, il suo giovine alunno, nella Chiesa del Castello.

"Il signor Castellano tre ore dopo circa da che fu ritornato colle poche navi a lui rimaste, salito alla Fortezza, mandò il Pellicione a chiamarmi premurosamente (così diceva il Cancelliere per isfogare il proprio rammarico, senza avvedersi di quali punte mortali le sue parole trafiggevano un cuore già lacerato). Io mi recai tosto nella sua stanza, ove lo trovai che passeggiava a gran passi, e lo vidi sì stravolto in viso e contraffatto, che n'ebbi gran paura, e stava quasi per partirmene, quand'esso rivolto a me, disse con voce rabbiosa, come se io ne avessi colpa: Maestro, i Ducali hanno vinto, e ciò ch'è più essi m'hanno ucciso Gabriele; fra pochi istanti porteranno su il suo corpo nella Chiesa della Rocca: voi assisterete alla sua tumulazione onde tutto proceda con ordine e silenzio. Mi gelò il sangue nelle vene e rimasi come una statua all'udire una sì orrenda sventura: voleva rimproverare a Gian Giacomo la sua caparbietà, voleva... ma egli mi fece cenno che partissi, ed io uscii dalla stanza. Venuto fuori, accesi il mio lanternino e discesi qui giù che era oscuro come in bocca al lupo; mi posi presso la porta della Chiesa, che era aperta e rischiarata da due lampade, attesi quivi un istante sulla soglia, e vidi venire il Vicario, due altri preti, due Capitani e quattro soldati che portavano il corpo sovra una bara avvolta in un drappo nero. Entrarono essi tutti meco in chiesa, posarono la bara su due panche, e mentre noi pronunziavamo le preghiere dei morti, gli uomini d'armi alzarono il coperchio dell'avello su cui v'è disteso quell'uomo di sasso, e che sta sotto il finestrone che guarda la torre, trassero da un lato alcune poche ossa che v'erano dentro, poscia due rimasero là colle fiaccole, e due vennero a prendere Gabriele per collocarvelo. Tolsero il drappo che il ricopriva, il sollevarono dalla bara e là portatolo ve lo calarono dentro. Io che ho sempre avuto gran paura dei morti, era tanto l'amore per quel povero figliuolo che volli accostarmi all'avello per vederlo un'ultima volta prima che vi fosse rinchiuso. Esso era là colle sue mani in croce sulla corazza, aveva l'elmo allacciato sotto il mento e la sua faccia bella ancora...". "Ah Dio!" gridò Rina vinta dalla pena, e cade svenuta: Orsola, che piangeva, la rialzò da terra, chiamando con alte grida soccorso: il Cancelliere, che non s'aspettava quella scena, tutto smarrito corse ad avvertire le altre donne dell'accaduto, e si ritrasse poscia nella propria camera compassionando in suo cuore quella povera fanciulla. Rina tornò in se stessa, ma da quel momento la sua anima non fu occupata che da un solo pensiero, il quale non riguardava l'esistenza, e se pure alcuna volta in lei si mitigava l'ambascia, era quando sul far della sera sola sotto la silenziosa vôlta della chiesa inginocchiata presso l'avello ove giaceva quell'unico oggetto che aveva a lei deliziata la vita, bagnava di sue lagrime quel sasso, e pregava con tutta l'effusione dell'anima appassionata la pace del cielo a lui ed al padre che credeva estinto, e invocava per se stessa d'essere tolta con loro. Margarita Medici e l'altre che seco erano, benchè tristissime esse pure per la perigliosa ed insueta loro situazione, tocche però in cuore dall'affanno profondo di quella giovinetta d'angeliche forme, prodigavanle ogni parola ed ogni cura per riconsolare lei e la madre che era da un forse più cupo dolore martoriata.

Alla metà del ventesimo giorno da che durava l'assedio, il soldato che stava alla vedetta sull'alto della torre del Forte avvertì che giungeva a Musso una barca che veniva dalla parte di Como condotta da sei rematori, e nella quale stava seduto un personaggio che all'abito dovevasi giudicare assai ragguardevole. Un'ora dopo la stessa sentinella diede avviso che un soldato Ducale, il quale portava nella destra una bandiera parlamentaria, uscito dalle trincee degli assedianti s'avanzava verso le mura della Fortezza. Il Castellano a tale annunzio comandò tosto si lasciasse accostare senza offese quel messaggiero, e ordinò al Pellicione andasse ad udire per qual causa fosse stato inviato. Pellicione montato sull'alto del muro a cui erasi approssimato il messaggiero Ducale, gli intimò ad alta voce esponesse l'oggetto di sua venuta. A tale richiesta, quel guerriero si tolse una carta ripiegata e suggellata che teneva riposta nella fascia che il cingeva, e levandola alto disse: "Vengo per ordine del mio Generale a recare questo foglio al signor Gian Giacomo Medici:" Il Pellicione fece subito calare una cordicella, a cui il Messaggiero attaccò la lettera che venne tirata su, ed esso se ne ritornò al proprio accampamento.

Portato il piego a Gian Giacomo, che con grande ansietà attendeva gli fosse riferito lo scopo di quell'ambasciata, l'aprì con premura e lesse in un foglio, che ne conteneva un altro, le seguenti parole:

"Signor Castellano,

"Per comando del Duca mio Signore le spedisco l'inclusa lettera giunta al mio campo da pochi momenti. Quegli che l'ha consegnata a me, ha l'incarico di riportarne a Milano la risposta, onde se le piace trasmettermela faccia innalzare una bandiera bianca sul muro alla seconda Rocca, e spedirò un soldato a prenderla a piedi del baluardo. Dal campo di Musso questo giorno 25 marzo 1532.