Venuti allo spianato sul baluardo, qual orrida scena! vi stavano ammucchiati i cadaveri detroncati degli altri prigionieri già trucidati: a tal vista mancò la voce ad Orsola, e cadde tramortita su quei corpi istessi.
Falco non se ne avvide, poichè aveva rivolto lo sguardo al lago, su cui una nave veleggiava spinta lontana da Musso da prospero vento: era il Castellano che abbandonava per sempre quel lido. Il Montanaro di Nesso mandò appena un sospiro e il suo capo spiccò dal tronco, e dall'uno degli sgherri afferrato pei capegli venne squassato in segno di trionfo.
Uno scoppio orrendo ed una pioggia di sassi seguirono d'appresso quell'atroce fatto, e furono i Grigioni che, impazienti di mandare a ruina il Castello, appiccarono il fuoco senza darne avviso alla mina più alta. I Ducali fuggirono di là a rompicollo, nessuno si curando di Orsola, che rimase dagli scagliati massi uccisa e sepolta. Alcun tempo dopo la prima scoppiarono le altre mine, e con rumore infinito si squarciarono le torri, e, crollando, ruinarono sugli altri edifizii e li spaccarono, ed immensi frantumati macigni sollevati dalla potenza del fuoco ripiombarono cagionando nuove ruine. Tremò il lido e rimbombarono i monti a quel fragore smisurato, ed un polverio formando una densa vastissima nube coprì di fitto velo quello spazio: allorquando si diradò, gli attoniti abitatori mirarono in luogo dell'imponente turrito Castello un ammasso di ruine e di macerie spazzate poi dall'ala infaticabile del Tempo.
La bella e sventurata figlia di Falco, condotta ad Arona da Margarita Medici fatta sposa al conte Giberto Borromeo, si chiuse in un chiostro e consunta dalle lagrime incessanti e dai dolore, morì tra quelle mura prima dello spirare di un anno.
Gian Giacomo Medici, divenuto marchese di Marignano, dopo avere assegnato sul proprio feudo un picciol reddito al suo vecchio Cancelliere Maestro Lucio Tanaglia, il quale ritornò come aveva sempre desiderato a terminare i suoi giorni in Milano, si recò in Piemonte agli stipendii del Duca di Savoia. Richiesto poscia dal Marchese Del Vasto che successe al De-Leyva in qualità di Generale supremo, passò al servizio dell'imperatore Carlo Quinto resosi assoluto signore del Ducato di Milano per la morte del duca Francesco Secondo Sforza avvenuta nel 1535. Accusato di fellonia, venne dal Generale Del Vasto fatto imprigionare col fratello Battista: ma protetto da don Alvaro di Luna primo Castellano spagnuolo in Milano, fu liberato e chiamato dal-l'Imperatore presso di lui in Ispagna. Elevato al grado di Generale negli eserciti imperiali, guerreggiò nelle Fiandre, in Ungheria, in Sassonia, in Italia sempre con molta gloria e prospero successo anche nelle più arrischiate intraprese.
Si sposò a Marzia Orsina sorella del conte Francesco di Pitigliano, la quale morì senza lasciargli prole; addolorato di ciò, e desideroso il Marchese di Marignano di mantenere la successione nella propria famiglia, fece dono di gran parte delle sue sostanze al fratello Agosto, consigliandolo ad ammogliarsi. Agosto Medici condusse in isposa Barbara Maina, da cui ebbe un figlio a nome Gian Giacomo che successe allo zio nel Marchesato di Marignano, che tramandò quindi ai proprii discendenti, e fa stipite retto del nobile casato che esiste tuttora con tal nome in Milano.
"Morì Gian Giacomo Medici (sono parole del Missaglia)
l'anno mille cinquecento cinquanta cinque a' gli otto di
Novembre a hore ventitrè in Venerdì di anni sessanta della
sua vita. Giace il suo corpo nella Chiesa Maggiore di Milano
nella quale dalla pietà di Pio Quarto (Giovan Angelo
Medici suo fratello creato Pontefice nel 1559) gli fu
eretta una capella con perpetua et quotidiana celebratione
di Messe, con un superbo deposito di finissimi marmi,
con leggiadri ornamenti e molte figure di bronzo con
ingegnosissimi significati, et una statua pur di bronzo a
lui somigliantissima fatta per mano dell'eccellente Cavalier
Leon d'Arezzo scultore rarissimo de' nostri tempi con
questi due epitafii l'uno a se et l'altro a Gabrio suo fratello."
JO JACOBO MEDICI MARCHIONI MARIGNANI EXIMIJ ANIMI ET
CONSILIJ VIRO, MULTIS VICTORIIS PER TOTAM FERE EUROPAM
PARTIS APUD OMNES GENTES CLARISSIMO CUM AD EXITUM VITÆ
ANNO ÆETATIS LX PERVENISSET.
GABRIELI MEDICI INGENII ET FORTITUDINIS EXIMLE ADOLESCENTI,
POST CLADEM RHETIS ET FRANCISCO SECUNDO SFORTIÆ
ILLATAM, NAVALI PRÆLIO DUM VINCIT CUM INVICTI ANIMI GLORIA
INTERFECTO.
Questo monumento, che e l'uno de' più ricchi e riguardevoli che si ammirano nel nostro Duomo, fu sgombro non ha guari dagli impedimenti che da più anni lo toglievano allo sguardo, e vedesi ora integro e ripulito in fondo alla navata destra entrando presso la porticella per cui si sale all'aguglia.
FINE.