"Oh, moglie mia! disse egli con voce addolorata, come mai potesti tu penetrare in questo orrido luogo? Come hai avuto il coraggio d'affidarti ai Ducali?"

"E tu me lo domandi? rispose Orsola con flebile ed affannato accento. V'è pericolo, v'è tormento che io non avrei superato o sofferto per venirti a vedere?"

"Ti ringrazio (e la strinse al cuore)! morirò più contento per averti abbracciata! Oh così potessi serrarmi al petto almeno una volta ancora mia figlia: ma dimmi, dove lasciasti Rina? si trova ella in luogo di sicurezza? non v'è possibilità che sia scoperta e rapita? Vorrei provare le pene dell'inferno anzichè sapere che un nemico vituperando mia figlia, dicesse al mirare le sue lagrime, questo è pianto della figlia di Falco, del fiero abitatore della rupe. Ah toglimi, toglimi un tal pugnale dall'anima!"

"Rina è sicura: essa sta nel Forte presso la sorella del signor Castellano, colla quale dovevamo entrambe partire tra poche ore:... ma adesso che felicemente ho scoperto che tu vivi, non lasceremo queste mura se non per venir teco quando sarai liberato, e ritornarcene insieme alla nostra Terra di Nesso".

"Tu partirai con loro e colla figlia (pronunciò Falco in tuono autorevole). Datti pace e ti calma, la mia morte è decisa. Io rendo grazie al Cielo che mi ha concessa quest'ultima consolazione d'udire dalle tue labbra che mia figlia è salva per sempre dall'ira dei nemici, nè più abbisogna con te del mio sostegno.--La mia ora è venuta, è d'uopo partire.--Non è Falco che deve paventare la morte: sai tu chi ho veduto affrontarla intrepidamente e cadere reciso nel più bel fiore della vita?"

"No, no, tu non morrai! (disse Orsola animato il viso di viva gioja): non sai dunque che il Castellano ha fatta la pace coi Ducali, e che tutti i suoi soldati sono usciti di qui liberamente, e si sono recati senza molestia ai loro paesi? Così faranno anche con te: appena Gian Giacomo sarà partito, ti lasceranno andare onde possi condurre tua moglie e tua figlia lontane da questi tristi luoghi".

"Oh quanto t'inganni! (rispose Falco crollando il capo ed abbracciandola con maggiore affetto): noi eravamo creduti estinti e non fummo compresi nel patto della pace. No, per me non vi sono più speranze: è l'ultima volta che ti vedo: fra pochi momenti i Ducali bagneranno le loro mani nel mio sangue".

Orsola impallidì, tremò, e cadeva se Falco non le prestava appoggio. "Non ti uccideranno (singhiozzando esclamò) se hanno una scintilla di pietà nel cuore... pregherò... griderò... stringerò loro le ginocchia sino a che non ti abbiano reso a tua moglie, a tua figlia, a quella povera figlia innocente che morirà di dolore".

"Ah non straziarmi di più! va, torna nel Forte, prendi la figlia e partì: dalle un bacio per me, e non palesarle mai il misero fine di suo padre... Oh cielo!.. esci... corri... fu tratto un colpo... il giorno s'avvicina, Gian Giacomo starà per partire".

S'udì un colpo e due e molti, poscia un gran calpestio al di sopra della vôlta; indi nel corritojo superiore alla carcere, e un trarre e chiudere di catenacci. Orsola si mosse replicate volte per partire, ma sempre retrocesse disperata ad abbracciare il marito: quando alla fine, spinta da lui, stava per salire la scala, spalancossi l'uscio di sopra, e discesero rapidamente molti soldati con faci accese, i quali staccarono la catena di Falco dall'anello, e su il condussero. Orsola lo seguì, afferrando or per le braccia, or per gli abiti quegli armati che la ributtavano, invocando invano da essi pietà.