IL CASTELLO DI TREZZO.

CAPITOLO I.

E voi degli altri secoli feroci

Ed ispid’avi... co’ sanguinosi

Pugnali a lato, le campestri rocche

Voi godeste abitar, truci all’aspetto

E per gran baffi rigida la guancia

Consultando gli sgherri.

Parini.

Nell’età di mezzo, età d’armi e di fanatismo, in cui rade volte i principi s’avevano di mira il pubblico bene, l’Italia non offriva quell’aspetto florido e ridente che attualmente presenta. Non vedevansi allora comode ed ampie strade, non sodi ponti sui molti suoi fiumi e torrenti, non villaggi ben costrutti e popolosi. Nell’alta Lombardia specialmente a piè de’ colli e a dilungo de’ fiumi erano vaste foreste e boschi antichissimi; il suolo in molte parti non appariva che nuda brughiera o inculta landa; le strade erano torti viottoli, la maggior parte ne’ dì piovosi impraticabili, ne’ villaggi stavano ammucchiati gli abituri dei contadini, fabbricati parte di legno e parte di sassi e creta, che mal valevano a proteggerli dalla intemperie delle stagioni. Surgevano all’incontro pel contado castelli di massiccie mura, cerchiati da profonda fossa e chiusi da porte ferrate: quivi o nobile, o feudatario, o guerriero stava rinchiuso per esercitare prepotenze sopra i vassalli, per tendere agguati a’ vicini, o per sottrarsi alle pene meritatesi coi delitti e co’ tradimenti. Qua e là sparsi per le borgate e la campagna erano conventi e certose, i di cui superiori od abbati possedevano sovrani diritti. Le città presentavano l’aspetto più di fortezze che si guatino minacciose, che d’asilo di pacifici cittadini: l’una dell’altra inimiche, sempre tementi d’assalti, andavano tutte cinte d’altissime mura; e si amava più tosto con fossati e bastite di renderne l’avvicinamento difficile, di quello che procurarle ingresso comodo ed ornato.