La profonda ambascia che avea per tanto tempo l’anima angosciata di Ginevra, e spentale ogni speranza in cuore, all’apparirle innanti del cavaliero, al saperlo suo, sparve, quasi da portentoso balsamo sanata; nuove soavi idee rifluendo in lei, recaronle in cuore una beata aura di vita. Quel bene che si era convinta che non sarebbe più mai stato suo in terra, e collocandolo colla mente in cielo, ivi contemplava, agognando, per ottenerlo, la morte, inaspettatamente le era dato possedere; più volte in un istante dubitava essere in preda ad una tenera illusione; ma quanto ha di più puro e di più espressivo l’amore, la convinceva che era reale quel suo sentire.

In Palamede, quando fu al di lei fianco assiso, svanirono dal pensiero le rimembranze delle passate cure: assorto ne’ di lei sguardi, sentì paghi tutti i suoi voti; e la sua felicità sarebbe rimasa a lungo inalterata, se al dividersi da lei nelle ore notturne, una sinistra novella, che gli venne secretamente recata, riempiendolo di sospetto e d’agitazione, non gli avesse amareggiato il cuore.

CAPITOLO XII.

Un cadaver qui giace; lacerate

Son le squallide fibre, e l’ossa peste,

Le chiome sulla fronte rabbuffate,

E le luci terribili e funeste:

Ha l’insegne regali...

Gianni, Poes. estemp.

Enzel Petraccio, entrato che si fu nel castello, ruminando le parole intese nel viaggio da quello ch’ei suppose finto scudiero, s’era fitto in capo di scoprire ad ogni patto chi egli realmente si fosse. Recatosi seco lui alle stalle, veggendolo in ambarazzo nel dissellare i cavalli, s’avea dato con premurosa opera a prestargli mano; per il che Lanza, alleggerito da quelle servili fatiche a lui poco gradevoli, gli si dimostrò sommamente obbligato. Enzel per tale amichevole di lui disposizione d’animo, venuto seco a confidenziali parole, il seguì nelle stanze prossime alle cucine, destinate alla dimora dei servi.