«Al contrario, i di lei patimenti ogni dì aumentavano, e la vedeva deperire ad onta delle mie più assidue cure. Mai però un lamento uscì dalla sua bocca; e quand’io accorgendomi ch’ella pur tanto soffriva, prorompendo in pianto dirotto nascondeva la mia faccia tra le sue coltri. — Non t’addolorare Ingelinda (mi diceva accarezzandomi), i miei mali saranno di breve durata, e s’ho a morire muoio contenta giacchè ti lascio affidata al più virtuoso giovine, al più leale dei cavalieri, il quale formerà la consolazione di tutti i tuoi giorni, ciò che fu sempre l’unica meta de’ miei desiderj. — Ah madre adorabile se sapeste che il cielo ben lungi dal verificare le vostre parole mi rese la più afflitta di tutte le creature! che per la vostra Ingelinda non corsero più che giorni d’amarezza e di pianto!

«Sventurata fanciulla!... Ma ancora non intendo...

«Udite. Ruppe in quel tempo la guerra tra gli Svizzeri collegati con quei di Francia e il Duca. Una grossa banda nemica sbucando dalle montagne improvvisamente invase i confini dell’Ossola. Tosto tutto il paese fu in armi: il mio Guido, pel primo chiamato dal padre a capitanare la schiera, lasciare mi dovette e partire. Io non vi potrei dipingere il mio stato: peggiorava gravemente mia madre; dalle novelle che provenivano dall’alta valle sapevasi che le zuffe s’avvicendavano sanguinosissime. Ad ogni tratto soldati mutilati o feriti passavano a drappelli da Lesa: io faceva porgere loro tutti quei soccorsi che meglio poteva, e ansiosa chiedeva ad essi dell’amor mio — Egli è la prima spada del campo (rispondevanmi) combatte da valoroso e cerca d’opporre un argine possente al soverchiare de’ nemici. — Oh cielo qual cuore era il mio! mai s’asciugavano ne’ miei occhi le lagrime. Finalmente un giorno... agghiaccio tutta nei dirlo!... venne l’orrendo annunzio che Guido era stato veduto cadere pugnando dall’erta d’una rupe, ove s’avventò troppo arditamente, e che precipitato dalla balza nei profondi burroni la salma di lui giaceva insepolta insieme a quelle di tanti altri guerrieri... A tal disastro l’animo non resse: caddi svenuta a piè del letto di mia madre agonizzante... e quando rinvenni in me stessa, sommo Iddio! ella era morta.

«Oh tremendo caso!... Il conte Guido però diceste che non era perito?

«No: ma in me fu irreparabile il colpo. I nodi che mi univano all’esistenza s’erano come troncati per istantanea forza; lo strazio estremo cagionò una lenta febbre che logorando consumava le potenze della mia vita. Il pianto s’inaridì; le mie pupille esauste, cocenti più non sostennero la luce, e a poco a poco, per eccesso di desolazione, un nero insollevabil velo le ricoprì in eterno.

«Mi si spezza il cuore!... (esclamò Agnese con voce di pianto).

«Quando fui ridotta in sì orribile stato, e condannata solitaria a divorare entro me medesima l’acerbissima mia pena, allora seppi che Guido viveva ancora, poichè il capo di quella banda nemica contro cui erasi slanciato riconosciutolo all’atto della mischia, quando lo vide dal numero de’ suoi atterrato e ferito, lo fece trasportare giù del monte. Avviatolo poi secretamente nell’interno paese, sperando più grossa somma pel di lui riscatto lo tenne rinchiuso prigioniero in un inaccessibile castello, d’onde fermata che fu dopo due mesi la tregua, spedì un messo al Conte in Arona per trattare della liberazione del figlio.

«Qual gioja a tale notizia per la famiglia di lui, che sino a quel tempo sarà pure stata avvolta nel fatale vostro errore?

«Oh sì in essa quanto insperata tanto piu grande e intera fu la consolazione.

«E in voi?