La di lui mente ne’ più aurei sogni non aveva prestata sì magica bellezza alla sua incognita amante. Il volto era neve e rosa, finissime lucenti le chiome; gli occhi pieni di tenerezza e languore: stava avvolta in un mantelletto di serico drappo, che non lasciava scorgere della persona altro che una porzione del piccolo piede entro pianella di velluto azzurro. Gli arredi erano preziosi, ricco il tappeto, e argentea la lampada, che ardea da un canto, mitigata nel chiarore dall’alabastro. Milo rimase attonito e confuso, non sapeva credere a sè stesso, nè ardiva innoltrarsi; l’ancella lo trasse avanti; ed egli quasi involontariamente cadde ai piedi della bella Dama, che con un sorriso giojoso ed espressivo premurosa lo rialzò, asciugandogli colle proprie mani i biondi capegli e facendogli deporre le armi.
Scorsero più mesi. Una mattina allo spuntar dell’alba esce un laico dal convento di San...., colla sportella per le provvigioni: mormorando i salmi, imbocca quella strada e tosto gli viene allo sguardo uu oggetto oscuro, disteso in terra in mezzo alla via: s’avvicina, è un uomo — Oh san Francesco, che disgrazia! — È un morto... È il povero Milo freddo, stecchito.
Grida, chiama: accorrono le persone. Che fu?... chi è?... ma come?... ma quando?... nessuno sa dirlo. Si scopre alfine che è un bravo del conte P... — Sarà stata una rissa (dice il mondo), una provocazione, una sfida: è un bravo e tanto basta. — La casa lo fa seppellire, gli fa celebrare due messe in suffragio, nè più alcuno ne parla.
Il beccamorti però, che levata la camicia al cadavere gli aveva trovato sul braccio sinistro un nastro verde con alcune cifre ricamate in oro, chiuso con fermaglio a modo di smaniglio, e vendutolo ad un ebreo ne aveva buscato quattro filippi, si ricordò del Biondo per una settimana intera. Allorchè poi, trenta o quarant’anni dopo, corse per Milano la voce, che una vecchia cameriera aveva confessato di essere stata complice nel delitto di certa Dama, già defunta, la quale aveva fatto ammazzare un tale con cui amoreggiava e narravasi, che di questa confessione fu causa la vista d’un braccialetto, il beccamorti rammemorò in confuso l’evento; ma non poteva mai risovvenirsene i nomi. Onde pur volendo raccapezzarne i fili, quel decrepito curioso andava sulle fosse interrogando del fatto i compagni seppellitori; nè potè sapere altro mai, se non che l’ucciso era unico figlio, ignorandolo, di un ricco signore zio di quella Dama stessa. In qual modo poi ella venisse in chiaro di ciò, se quindi la tema d’essere palesata, l’avidità, o la sazietà la conducessero a tanto eccesso, rimasero sempre un profondo mistero.
La memoria di tal fatto, commista a quella di tanti altri non meno empii ed atroci, arrivò da quel secolo sino a noi sbiadita bensì e confusa, ma tetra come il rumore dell’eco, che nel cuor della notte desta da lungi un disperato lamento. — Ora però t’allegra, o leggitrice vezzosa, per bella sorte Italia piu non dà alla cronaca sì sanguinosi racconti: l’ottime leggi, i buoni governi e veggenti hanno fatto dolce il costume, soavi e regolati gli affetti, sacri i diritti d’umanità, di natura.
FINE DEL BRAVO E LA DAMA.
ADELBERTA BONIPRANDI EPISODIO DELLA STORIA NOVARESE
Fra i monti che gli Insubri hanno alle spalle