Deposta ogni arma e tramutate le vesti, presso l’albeggiare potè uscire inosservato dal Castello. Comunque grande però fosse il suo pericolo rimanendo in queste vicinanze, non sapeva staccarsi dai luoghi ove l’infelice sua Signora, serbando solo i titoli e le apparenze della sovranità, gemeva prigioniera d’un inesorabile tiranno.
Per lunghi giorni andò errando nelle terre prossime a questa città, e la notte accostavasi guardingo alla tremenda ducale dimora, spiando se qualche lume apparisse nelle finestre dal lato occidentale della Rocca, e s’affisava in quello come in una luce amica, consolatrice, poichè sembravagli illuminasse la camera della Duchessa, ch’ei si rappresentava assisa a quel mesto chiarore in atto pensivo e col volto irrigato di lagrime. Chi potrebbe ridire quanta fosse la potenza che l’immagine di lei esercitava su quell’anima, chiusa in ributtanti spoglie, ma sì nobile e generosa che avrebbe con gioja, e senza ch’ella pure il sapesse, sagrificata l’esistenza per procurarle un istante di contento e di pace?
Dovette però convincersi alfine Macaruffo ch’era vano ogni tentativo per rivederla, e sarebbe stata follìa l’intraprendere di sottrarla suo malgrado alle mani del Duca. Pensando d’altronde che se si fosse scoperto ch’ei s’aggirava quivi d’intorno avrebbe potuto far cadere su di lei il dubbio che per suo mezzo tramasse congiure o tradimenti, si decise con pena indescrivibile ad abbandonare questo suolo, e riprese cammino verso la patria.
Allorchè calando da una delle Alpi che fiancheggiano il mare di Liguria, distinse tra il verde della valle le torri del castello di Tenda, vide il lago de’ palombi, e poco lungi scorse tra il folto degli alberi le merlate mura del maniero de’ Gualdi, non dolci affetti si sollevarono in lui con soave tumulto, non esclamò, non sorrise; solo un grave sospiro uscì dal suo petto affranto dalla fatica e dalla doglia, e s’asciugò due amare stille di pianto che gli caddero sulle arsiccie guancie.
Visse colà inconsolabile, solingo.
Quando nelle paterne mura ribombò con terrore e desolazione l’orrendo annunzio che Beatrice, dannata per scellerata sentenza dal Marito, aveva lasciata la testa sul patibolo nel castello di Binasco, il Venturiero quivi più non si rinvenne.
Alcuni giorni dopo apparve un Pellegrino in vicinanza al castello del supplizio, e fu veduto starsi ogni notte immobile per lunghe ore, pregando alla ferriata della cappella dei morti, ove i resti della Contessa erano stati deposti. Nè andò guari che chiuse gli occhi esso pure alla vita, e nessuno scoprì mai la sua storia o il suo nome.
Un Cadavere antico[7]
.... Orrendo e vero
Simulacro di morte!...