A quella voce cangiarono d’un tratto gli atteggiamenti delle due figure projette in ombra sull’impannata; quella di profilo si fece ovale e l’altra si mostrò di profilo inchinando il capo e alzando un dito. II Pellegrino ripetè la sua inchiesta e allora spalancatasi la porta uscì un uomo d’avanzata età, che dal casaccone infarinato indicavasi pel mulinaro, tenendo la lanterna in una mano e un pezzo di mazzafrusto nell’altra. S’appressò al cancello, sporse in avanti il lume onde farlo riflettere sul viso dello sconosciuto e guardatolo ben bene tutta raggrinzando la pelle intorno agli occhi ed alla bocca, con che dava alla propria fisonomia una singolare espressione di sospetto e di stizza. — Chi siete voi? — gli chiese in modo iroso.
«Vedete: sono un povero viandante che contava giungere prima di sera giù alle sponde del lago per recarmi all’Isola di San Giulio e fui sorpreso dalla notte in questa valle.
«Perchè non vi siete fermato là su ad Arola da mastro Seghezzo l’ostiere?
«Perdonatemi, non ho pratica di questi luoghi ed avrò oltrepassata la terra che m’indicate senza essermene accorto, poichè è già qualche tempo che cammino alla cieca a causa dell’oscurità che mi ha fatto perdere la traccia. Datemi di grazia ricovero per questa sola notte! Un giorno sarete ricompensato largamente della vostra ospitalità.
Il mugnajo che gli aveva sempre tenuta la lanterna appuntata al volto, l’abbassò; e mormorando fra sè alcune parole trasse dall’imposta la spranghetta di ferro onde il cancello si aprì; entrato l’estraneo, rifisse la bandella e lo precedette verso l’uscio ch’era rimasto spalancato.
Nel mezzo d’una camera modicamente spaziosa, fornita di contadinesche masserizie miste a tramoggie, stacci e sacchi, eravi un rotondo focolare sul quale ardeva molta legna la cui fiamma lambiva i margini d’ampio pajuolo; la catena che sostenevalo scendeva dalle travi coperte di nera gromma e tappezzate qua e là da qualche tela di ragno imbiancata dallo spolvero della macina. A poca distanza del focolare stava seduto un villico alto, destro, nerboruto, di ventott’anni all’apparenza e presso a lui una giovane montanina di forme assai belle e appariscenti.
«Gli ho dovuto aprire, o Gaudenzo, perchè è un povero Pellegrino che va a San Giulio ed ha smarrita la strada (così spegnendo la lanterna disse il mugnajo al villico che balzando in piedi alla venuta di quell’incognito gli fissò addosso gli occhi con sorpresa e diffidenza). Nel bujo poteva capitare in un mal passo o precipitare da qualche burrone. Mi ha chiesto per carità gli dessi alloggio questa notte, e Bernardo non rifiutò mai di ricettare nel suo mulino un viandante anche a rischio di vedere sotto il cappello da pellegrino la testa d’un eretico o d’un bandito.
Lo Straniero a tali detti fece un moto sdegnoso, ma il Mugnaio nel quale l’amaro di quelle espressioni non era suggerito dall’indole sua naturalmente umana e fidata ma da un giro momentaneo di acri idee, di cui il lettore conoscerà fra poco l’origine, quasi pentito d’avere offeso quell’ospite nell’atto stesso che lo accoglieva, soggiunse con viso accaparante in tuono gajo: — «Venite qui, qui presso al fuoco, buon galantuomo, sedete. L’aria della sera è frescolina ed umida, il calore vi ristorerà.
Il Pellegrino senza profferir parola appoggiò alla parete il suo bordone e avanzata una panchetta di legno si sedette in prossimità del focolare. Gaudenzo stando in piedi continuava ad esaminarlo attentamente. Ma l’incognito non alzando mai lo sguardo egli alfine gli domandò:
«Da qual parte venite o Pellegrino?