«No» — ripetè il Pellegrino con manifesto dispetto, indicando quanto già fosse infastidito da quell’insistente interrogare.

Gaudenzo tornò a misurarlo coll’occhio da capo a piedi, poi mirando in volto Bernardo e la sua figlia fece un atto come di chi dicesse: costui non dev’essere quel che pare. Si riassise quindi sullo sgabello che occupava da prima e voltosi di nuovo alla figlia del Mugnajo, il quale s’era posto intanto a versar la farina nell’acqua del pajuolo che bolliva. — «Torna a sederti qui o Maria (disse battendo col palmo della mano la seggiola ove essa si pose mesta e taciturna), e dimmi tu se quelle che ti ho raccontate non le sono cose da far uscire dai gangheri qualsiasi cristiano? Quel... quasi sarei per dirlo... quel nostro conte Jago da Biandrate vuol ora introdurre nel paese anche di queste belle usanze! Non s’accontenta il signor feudatario di farci pagare doppia gabella pel sale, d’avere imposto il balzello d’un soldo d’argento per ogni ruota di carro e d’obbligare noi poveri vassalli a lavorare per lui un giorno ogni settimana, quando la buona memoria del conte Bonifacio suo padre non c’imponeva altro carico che quello della decima del mosto e delle legna, egli vorrebbe adesso che tutti quelli che contraggono matrimonio si sottoponessero a questa nuova qualità di tributo.

Maria mandò un profondo sospiro e abbassò gli occhi al suolo; Bernardo, che inginocchiatosi sulla pietra del focolare, andava col matterello tramestando la polenta: — «Ah il conte Bonifazio, esclamò, non avrebbe mai fatte azioni di questa sorta! Gran brav’uomo ch’egli era! veniva soventi a cacciare in questa valle e qualche volta ho prestato ajuto io stesso al suo scudiero a condurre a mano i cavalli nei passi più scabrosi.

«Sapete poi (proseguì Gaudenzo) chi mi ha significato il comando del Conte?... fu Tibaldo il suo falconiero, quella faccia da giudeo col naso più adunco che il becco degli uccellacci con cui preda le allodole e le pernici. M’incontrai seco lui a Quarona nell’atto ch’esso usciva dalla bottega di Zancone il fabbro, ove va soventi a far acconciare le lasse de’ suoi grifagni. Ne portava uno infatti sul braccio a cui andava lisciando le penne. Oh perchè non gli è saltato agli occhi e non glieli ha cavati entrambi nell’istante che s’avvide di me!

«Ebbene che ti disse il Falconiero?» — chiese con impazienza Bernardo.

«Gaudenzo di Civiasco, mi gridò egli subito che mi scôrse, appunto con te ho bisogno di parlare — E avvicinatosi a me con un sorriso infernale sul ceffo disse: — Corre voce pel paese che tu ti sposi e prendi in donna la mulinara di Val d’Arola, la figlia di Bernardo, è ciò vero? — Verissimo, risposi io; mia madre invecchia e voglio darle la consolazione prima che chiuda gli occhi di tenere un mio bambolo sulle ginocchia — Ottimamente, soggiunse il ribaldo. Il Conte nostro padrone m’ha imposto d’avvertirti che vuole che le nozze siano celebrate a Monrigone nel suo castello. — Perchè nel suo castello? (dissi io stupito) non ho forse una chiesa nella mia terra? — Non vi sono repliche: esclamò Tibaldo. Così vuole il conte Jago e tu devi ubbidire. Se tu ignori i suoi diritti li sa ben esso. Altri feudatarj già da molti anni gli esercitano e se egli ne ha trascurato l’uso sin’ora intende adesso di farli pienamente valere, nè spetta a te, vassallo mascalzone, lo scrutinare i diritti del tuo signore. — Che diritti può mai vantare il Conte sopra di me (l’interruppi io con rabbia) oltre quelli di togliermi come fa, quasi tutta la roba e costringermi a lavorare per lui quasi fosse un suo bue od un cavallo? — Che diritti?... Che diritti? — ripetè furibondo, l’iniquo Falconiero, e pronunciò certe parole da stregone che spiegò poi nel modo che vi ho già narrato. All’udire una tale scelleraggine mi si drizzarono i capelli sulla testa, mi si oscurò la vista e sono stato filo filo di passarlo col mio spuntone da una parte all’altra egli e il suo farsetto di cammuccà crimisino.

«Era senza il giaco e ti parlava così? Oh anch’essi, grazie al cielo, non possono star sempre vestiti di ferro! (pronunciò fra i denti il Mugnajo).

«Ah Signore Iddio (disse Maria con timidità ed angoscia), chi sa che disgrazia sarebbe accaduta se gli mettevate le mani addosso; forse io non v’avrei veduto mai più!

«Gran fortuna (continuò il giovine), che il mio santo Protettore mi trattenne in quel momento la mano e m’inspirò il salutare pensiero di vendere la mia casuccia ed i miei terreni e venire ad abitare con mia madre in qualche luogo di questa Riviera d’Orta sotto il dominio del vostro Vescovo, dove Maria non avrà a temere le zanne di quella bestia feroce del Conte.

«Che anime perverse! (esclamò Bernardo alzandosi in piedi). Ecco cosa hanno fruttato le massime di Fra Dolcino e de’ suoi iniqui gazzari, vera peste di questi paesi! Coi grani dell’eresia non si può macinare altra farina.