«Il conte Jago (profferì Gaudenzo con fuoco) è un gazzaro[9] se ve n’è mai stato un altro al mondo. Dirlo a me? non ho io stesso veduto Fra Dolcino e la sua Monaca Margherita entrare più volte nella Rocca del Conte a Monrigone?[10] e quando l’Eretico stava colle sue turbe nel piano di Parete-Calva sulla cima di Valnera chi è che mandava colassù le biade e il vino affinchè quei maladetti lupi non morissero arrabbiati di fame? È chiaro adunque come il sole che il Conte era tinto della loro pece sino ai capelli. Ma pure, che volete? I Valsesiani che strinsero anni sono la lega contro i Biandrati ed ora la fecero contro gli eretici, obbligandoli a snidare dalle loro montagne, rispettano il conte Jago. Anche a Zebello egli mandò i suoi arcieri a soccorrere Fra Dolcino, e se il Vescovo di Vercelli non fosse venuto a capo quest’inverno di serrarlo con quasi tutti i suoi nella rete, metterei una mano nel fuoco che esso stesso il Conte andava quivi in persona a combattere per lui.
«Così San Giulio l’avesse concesso che tu, o Gaudenzo, non saresti costretto per unirti alla mia Maria d’abbandonare la tua casa ed i tuoi campi, giacchè egli avrebbe fatta la fine che farà tra poco l’Eretico, cominciando a provare nelle fiamme di questo mondo come abbrucino quelle dell’inferno in cui vorrei soffiare io stesso per farlo ardere eternamente in pena de’ suoi enormi peccati.
A tale fiera imprecazione pronunciata con tutto accanimento da Bernardo in odio al Conte fecero eco col cuore e le parole i due promessi. E questa smisurata e violente brama di vendetta, di che s’accesero simultaneamente, non era indizio in essi d’animo selvaggio e crudele, ma bensì intimo sfogo d’un oppresso sentimento di giustizia sancito in certo modo dalle circostanze e dalle idee religiose dei tempi. Si consideri infatti lo stato delle persone del popolo e specialmente di quelle che abitavano aperte campagne, in quei secoli nei quali ad ogni pazzo e criminoso capriccio di chi comandava, si dava il nome di diritto cui era necessità sottostare. Non gli averi, non la libertà, non l’onore erano sacri. Dalla turrita rocca il Feudatario faceva bandire a suon di tromba i suoi voleri e guai a chi avesse osato resistere! erano strazii e morte. La forza prepotente, brutale imperava nel mondo pressochè da assoluta signora. Innanzi ad uomini coperti di ferro e vigorosi adopratori di spade, mazze e lancie la plebe inerme star non poteva che pavida e inoffensiva lasciandosi miseramente conculcare. In tanta abbiezione ritraevano gli infelici valido conforto dalla speranza che i loro patimenti venivano tenuti a calcolo in una vita migliore e che terribili castighi attendevano gli oppressori inumani, pei quali l’Eterno Giudice impugnava più severo e tremendo il vindice flagello.
Il Pellegrino appoggiato il capo ad una mano e tutto raccolto in se stesso, sembrava non prestare punto d’attenzione ai parlari di quella gente; ma quando il Mulinaro profferì gli ultimi veementi suoi detti si scosse, s’agitò e il pallore che coprivagli le guancie si fece più intenso. Nello stesso mentre Bernardo che esalata la bile, riprendeva placidamente le sue faccende, volse gli occhi a lui e disse: — «Pur troppo, eh Pellegrino! vi sono degli uomini cattivi i quali pare proprio che ci godano nel tormentare gli altri. Di questi tali non ne mancherà certo anche dalle vostre parti non è vero? Fortunati noi che per misericordia del cielo qui comanda un Vescovo sotto di cui certe birbonate non si fanno, e chi prende moglie può condursela a casa... senza che prima... ma lasciamola lì. Pensiamo ora a mangiare in pace questa poca grazia di Dio... Galantuomo (proseguì dopo aver guardato più attentamente lo Straniero) v’è forse saltata addosso la febbre o avete fatto penitenza tutto il giorno? siete smorto come uno a cui abbiano data la corda. Bisogna che non prolunghiate il digiuno, altrimenti perderete le forze di proseguire il viaggio. Venite qui, sedete a questo tavolo e rinvigorite lo stomaco dividendo con noi il poco frutto delle nostre fatiche.
Così parlando aveva Bernardo staccato a due mani il pajuolo dalla catena e lo aveva capovolto sul tagliere stato coperto da Maria di un ruvido ma pulito tovagliuolo.
Rialzato il recipiente vi rimase una soda e fumante polenta che ne conservava intera la forma. Il Pellegrino che provava più cocenti stimoli che quelli della fame, si mostrò sulle prime restìo, ma vinto poi dalle cordiali ripetute tute offerte, appressò e s’assise a quel desco frugale.
«Domani se vi risvegliate gagliardo e riposato (disse il Mugnajo ponendogli innanzi ampia porzione) in un’ora di cammino arrivate vate giù a Pella dove troverete delle barche quante volete per farvi mettere all’Isola. Non dimenticatevi di pregare San Giulio per il povero Bernardo, per sua figlia e per il bravo Gaudenzo ed invocatelo che tenga da noi lontane nuove tribolazioni.
«Sì buona gente (rispose il Pellegrino con voce che forzavasi a render dolce), pregherò per voi non solo a San Giulio, ma anche in Santuarii più lontani e miracolosi, e pregherò di tutto cuore ancorchè i presenti vostri mali siano lieve ombra a fronte di quelli... (e si corresse) che opprimono un gran numero de’ vostri pari.
Mentre andavano consumando la villeresca cena, Bernardo e Gaudenzo continuarono a parlare delle faccende che stavano ad entrambi tanto a petto, proponendo alternativamente varii progetti sul modo in cui meglio conveniva impiegare il ricavo che il giovine contadino avrebbe fatto de’ suoi pochi tenimenti di Civiasco, affine di prendere stabile dimora nelle terre soggette alla giurisdizione vescovile, sottraendosi al dominio del prepotente Biandrate. Dirigevano nel calore del discorso alcuna volta la parola anche allo Straniero, ma questi, sempre assorto ne’ proprii pensieri, non rispondeva che motti tronchi ed insignificanti. Dopo molti ragionamenti protratti in lungo sinchè Maria ebbe sparecchiato, Gaudenzo sorse in piedi dicendo: — «La notte s’innoltra e mia madre che sta aspettandomi potrebbe essere agitata da sinistri presentimenti se non mi mettessi subito in cammino. A passare la Colma ci vuole il suo tempo; e va e va non si è mai giunti là in cima. Una volta però che vi sia arrivato balzo giù dalla punta della Croce ai pascoli e in quattro salti sono a casa.
«Giacchè hai risoluto di partire mio figliuolo (disse Bernardo alzandosi anch’esso) sì, è meglio che non ritardi di più. L’ascesa è lunga, e mi ricordo che io pure quando aveva le gambe buone come le tue a pervenire colassù non faceva mai tanto presto quanto desiderava... Ora tu, o Maria, che hai versato l’olio nella lanterna, accendila e dagliela che egli se ne possa andare con San Giuliano che l’accompagni.