I capitani fanno lega coi ricchi: non vogliamo il capitano. Ogni Comune comandi da sè.
BERNARDO.
Noi della Riviera d’Orta abbiamo per signore il Vescovo di Novara: i nostri privilegi e i nostri diritti furono sempre sacri e rispettati.
TUTTI.
Sì. Proclamiamo Signore il Vescovo di Novara! Sterminiamo il Biandrate e viva il Vescovo — Viva.
L’Eremita seppe far prevalere su quella moltitudine i suoi moderati ed accorti consigli. Furono orditi i piani, e stabiliti i modi di muovere il paese ad intraprendere l’assalto. Finalmente quando divenne fitta la notte e tutto fu determinato e conchiuso colle più formali promesse i collegati si separarono, ritornando ciascuno alle proprie terre.
Scendevano dal monte Bernardo e Gaudenzo con alcuni degli uomini di Vintebio, che tenevano quella strada medesima, e che Gaudenzo nella gioja anticipata della vendetta obbligare voleva a pernottare seco lui a Civiasco, giacchè il cielo s’era fatto minaccioso, rimbombava il tuono e balenava. Allorchè furono a poca distanza dal paese s’arrestarono udendo i passi d’un cavallo giù nel sentiero, e la voce d’un estraneo cui rispondeva un contadinello. Diceva l’estraneo d’essersi smarrito, siccome poco pratico della strada che guidava a Civiasco, e sulla risposta del fanciullo che Civiasco era affatto d’appresso, domandava se conoscesse il giovine Gaudenzo di quel villaggio all’abitazione del quale era diretto.
Gaudenzo riconobbe quella voce odiatissima funesta a lui; era desso il falconiero Tibaldo.
«Compagni (egli disse tosto), questo che cerca di me è il più scellerato dei satelliti del Conte, quello per consiglio del quale si commettono le maggiori iniquità. Egli stesso fu che m’intimò gli ordini del Conte, egli che mi spiegò colla più sfacciata baldanza l’orribile di lui pretesa. Se voi avete giurato, veramente col cuore in faccia al venerando Eremita, ora è il momento di cominciare le nostre vendette.
Ciò profferito, balzò rapido sulla strada e seguìto dagli armati compagni affrontò il Falconiero al bagliore dei lampi.