Nel Castello di Monrigone il conte Jago inquieto e agitato pensava intanto al modo di riparare a quel tratto di perfidia da lui commesso, le cui conseguenze dubitava poter divenire pericolose, quantunque fosse assai lontano dall’immaginarsi la tempesta terribile che s’andava sul suo capo addensando.

Quando seppe che Maria era stata condotta nelle sale della defunta Contessa sua madre, si pose a spalle un mantelletto di seta, si coprì il capo con un berretto di velluto adorno di piume e si recò colà entrando col sorriso sulle labbra. La misera fanciulla non era stata punto consolata dall’improvviso cambiamento di stanza, anzi temeva che l’essere stata trasportata in quelle camere eleganti fosse appunto per venire visitata dal Conte. Allorchè lo vide comparire coprissi con ambe le mani la faccia e si diede a piangere e singhiozzare sfrenatamente.

«Non avere alcun timore di me, no, bella fanciulla, non aver timore, ch’io non voglio nè toccarti nè farti alcun male (pronunciò con dolcezza il Conte avanzandosi a lenti passi). Sono venuto anzi per recarti buone nuove, per consolarti... Ma via cessa di piangere, asciuga le lagrime, scopriti il viso, non sono poi il drago delle sette teste! che il cielo mi fulmini s’io ho intenzione di fare cosa che ti dispiaccia.

Così dicendo s’assise di fronte a lei, ma in fondo della camera, vicino ad un tavolo su cui posava uno scrignetto d’avorio. Maria piuttosto sorpresa che rassicurata da quella inaspettata cortesia, e più dalla lontananza frapposta, frenò il pianto, ma non si scopri il volto.

«Guarda bella Maria, ti piace questa collana? (proseguì il Conte con voce melata dopo avere aperto lo scrigno e trattine varj ornamenti femminili). Ebbene te la dono se tu levi quelle mani dalla faccia: vedi che belli anelli, che ricco spillone: oh come ti staranno mai bene quel giorno che tu sposerai il tuo Gaudenzo!

Maria a tal nome diede in uno scoppio più disperato di pianto.

«E che? non lo credi forse? Tutto quello ch’è accaduto non fu che una burla, e certo non l’avrei fatta s’avessi potuto immaginarmi che ti doveva costare tanto pianto. Il tuo Gaudenzo tu lo sposerai e non più tardi di domani o dopo.

«Dov’è Gaudenzo, e mio padre dov’è? (s’arrischiò a dire fra i singhiozzi Maria).

«Gaudenzo sarà qui nel castello questa sera stessa o domani per tempo. Ho spedito ad Arola a ricercare anche tuo padre, e per il momento delle nozze si troverà qui egli pure.

«Non è meglio allora che mi lascia andare a casa mia: troverò bene la strada da me. Per carità mi lasci andare.