BIRRI. Ma tu troppo ti trattieni.

LECCARDO. Avendo a morir strangolato, ponetemi di grazia un fegatello in gola, ché quando il capestro mi stringerá il collo di fuori, la gola mi stringerá il fegadello di dentro, e il succo che calerá giú mi confortará lo stomaco e lo polmone, e quello che ascenderá su mi confortará la bocca e il cervello: cosí morendo non mi parrá morire.

BIRRI. Se non camini presto, ti darrò delle pugna.

LECCARDO. Almanco dite a' confrati, che m'hanno a ricordar l'anima, che portino seco scatole di confezioni e vernaccia fina che mi confortino di passo in passo.

BIRRI. Non dubbitar, ché andrai su un asino con una mitra in testa, con trombe e gran compagnia; e il boia ti sollicitará con un buon staffile.

LECCARDO. O pergole di salciccioni alla lombarda, o provature, morrò io senza gustarvi? o caneva, non assaggiarò piú i tuoi vini? Prego Iddio che coloro, che t'hanno a godere, sieno uomini di giudizio e non sciagurati che ti assassinino! Adio, galli d'India, caponi, galline e polli, non vi goderò piú mai!

BIRRI. Presto, finimola.

LECCARDO. Fratelli, di grazia, dopo che sarò morto sepellitemi in un magazin di vino, ché a quell'odore risusciterò ogni momento.

BIRRI. Camina, forfante leccardo!

LECCARDO. Forfante no, Leccardo sí.