DON IGNAZIO. Donque gli occhi miei vedranno un'altra volta Carizia, e aran pur lieto fine le mie disperate speranze?
EUFRANONE. O moglie cara, tu arrechi in un tempo nuove dolcezze a molti: tu pacifichi i fratelli, allegri il zio, dái dolcezza non al padre amorevole di colei ma a chi le fu rigido e inumano, e consoli tutta questa cittá.
DON FLAMINIO. Ma io come uscirò di tant'obligo? che grazie vi potrò rendere, essendo stato cagione di tante rovine?
POLISENA. Rendete le grazie a Dio, non a me indegna serva! Egli solo ha ordinato nel cielo che i fatti cosí difficili e impossibili ad accommodarsi siano ridotti a cosí lieto fine.
DON IGNAZIO. Ecco che l'aria comincia a dischiararsi da' raggi de' suoi begli occhi! oh come il mio core si rallegra della sua dolce e desiata vita!
SCENA IV.
CARIZIA, DON IGNAZIO, DON FLAMINIO, POLISENA, DON RODORICO, EUFRANONE.
CARIZIA. Madre, che comandate?
POLISENA. Conoscetela ora? v'ho detto la bugia?
DON IGNAZIO. O Dio, è questa l'ombra sua o qualche spirito ha preso la sua stanza?