LECCARDO. Non posso: ho promesso ad altri.

DON FLAMINIO. Eh, vieni.

LECCARDO. Eh, no.

PANIMBOLO. (Mira il furfante! se ne muore e se ne vuol far pregare).

DON FLAMINIO. Fa' ora a mio modo, ch'una volta io farò a tuo modo.

LECCARDO. Son stato invitato da certi amici ad un buon desinare, ma vo' ingannargli per amor vostro.

DON FLAMINIO. Va' a casa e ordina al cuoco che t'apparecchi tutto quello che saprai dimandare, e fa' collazione; tratanto che sia apparecchiato, serò teco, ché vo per un negozio.

LECCARDO. Ed io ne farò un altro e sarò a voi subbito. (Vedo il capitan Martebellonio. Non ho visto di lui il maggior bugiardo; sta gonfio di vento come un ballone e un giorno si risolverá in aria. Ha fatto mille arti, prima fu sensale, poi birro, poi aiutante del boia, poi ruffiano; e pensa con le sue bravate atterrire il mondo, e stima che tutte le gentildonne si muoiano per la sua bellezza). Ben trovato il bellissimo e valorosissimo capitan Martebellonio!

SCENA IV.

MARTEBELLONIO capitano, LECCARDO.