MARTEBELLONIO. Buon pro ti faccia, Leccardo mio!
LECCARDO. Che pro mi vol far quello che non ho mangiato ancora?
MARTEBELLONIO. So che la mattina non ti fai coglier fuori di casa digiuno.
LECCARDO. E che ho mangiato altro che un capon freddo, un pastone, una suppa alla franzese, un petto di vitella allesso, e bevuto cosí alto alto diece voltarelle?
MARTEBELLONIO. Ecco, non ti ho detto invano il «buon pro ti faccia».
LECCARDO. Quelle cose son digeste giá e fatto sangue nelle vene; ma lo stomaco mi sta vòto come un tamburro. Ma voi adesso vi dovete alzar da letto e far castelli in aria, eh?
MARTEBELLONIO. Ho tardato un pochetto, ché ho atteso a certi dispacci.
LECCARDO. Per chi?
MARTEBELLONIO. Per Marte l'uno e l'altro per Bellona.
LECCARDO. Chi è questo Marte? chi è questa Bellona?