MARTEBELLONIO. Oh, tu sei un bel pezzo d'asino!

LECCARDO. Di Tunisi ancora.

MARTEBELLONIO. Non sai tu che Marte è dio del quinto cielo, il dio dell'armi? e Bellona delle battaglie?

LECCARDO. Che avete a far con loro?

MARTEBELLONIO. Non sai che son suo figlio e son lor luogotenente dell'armi e delle battaglie in terra, com'eglino tengono il possesso dell'armi nel cielo? però il mio nome è di «Marte-bellonio».

LECCARDO. E per chi gli mandate il dispaccio?

MARTEBELLONIO. Per un mozzo di camera.

LECCARDO. Come? gli attaccate l'ale dietro per farlo volar nel cielo?

MARTEBELLONIO. L'attacco le lettere al collo con un sacchetto di pane che basti per quindici giorni, poi lo piglio per lo piede e me lo giro tre volte per la testa e l'arrandello nel cielo. Marte, che sta aspettando, come il vede, il prende e ferma; si non, che ne salirebbe sin alla sfera stellata.

LECCARDO. A che effetto quel sacco di pane?