MARTEBELLONIO. Ché non si muoia di fame per la via.—Marte, avendo inteso gli avisi, spedisce le provisioni e lo manda giú. Come il veggio cader dal cielo come una nubbe, vengo in piazza e lo ricevo nella palma; ché si desse in terra, se ne andrebbe fin al centro del mondo.

LECCARDO. Che bevea? il mangiar il pane solo l'ingozzava e potea affogarsi. O si morí di sete?

MARTEBELLONIO. Bevé un canchero che ti mangia!

LECCARDO. Oh s'è bella questa, degna di un par vostro!

MARTEBELLONIO. Ti vo' raccontar la battaglia ch'ebbi con la Morte.

LECCARDO. Non saria meglio che andassimo a bere due voltarelle per aver piú forza, io di ascoltare e voi di narrare?

MARTEBELLONIO. Il ber ti apportarebbe sonno, ed io non te la ridirei se mi donassi un regno. I miei fatti son morti nella mia lingua, ma per lor stessi sono illustri e famosi e si raccontano per istorie.—Sappi che la Morte prima era viva ed era suo ufficio ammazzar le genti con la falce. Ritrovandomi in Mauritania, stava alle strette con Atlante, il qual per esser oppresso dal peso del mondo era maltrattato da lei. Io, che non posso soffrir vantaggi, li toglio il mondo da sopra le spalle e me lo pongo su le mie….

LECCARDO. (Sará piú bella della prima!). Ditemi, quel gran peso del mondo come lo soffrivano le vostre spalle?

MARTEBELLONIO. Appena mi bastava a grattar la rogna.—… Al fin, lo posi sovra questi tre diti e lo sostenni come un melone….

LECCARDO. Quando voi sostenevate il mondo, dove stavate, fuori o dentro del mondo?