SCENA IV.
DON FLAMINIO, DON IGNAZIO, ANGIOLA, SIMBOLO.
DON FLAMINIO. Oh, signor don Ignazio, voi siate il ben trovato!
DON IGNAZIO. E voi il benvenuto, carissimo fratello!
ANGIOLA. (Mi manda Carizia, la mia nipote, se posso spiar alcuna cosa del matrimonio suo e che si dice di lei).
DON FLAMINIO. Poni mano a darmi una buona mancia, ché onoratissimamente me l'ho guadagnata.
DON IGNAZIO. Non so che offerirvi in particolare, se sète padrone di tutta la mia robba.
ANGIOLA. (Certo ragionano del matrimonio de mia nepote: vo' star da parte in quel vicolo per ascoltar che dicono).
DON FLAMINIO. Veramente la merito, perché ci ho faticato; e se ben l'un fratello è tenuto por la vita per l'altro, pur in cosa di gran sodisfazione non si vieta che non si faccino alcuni complimenti fra loro.
DON IGNAZIO. Mi sottoscrivo a quanto mi tassarete.