DON FLAMINIO. Come?

DON IGNAZIO. Perché non basterei a contenere me stesso in tanto desiderio di non gir a sposarla or ora.

SIMBOLO. (Finge assai bene; e dubbito che a questa volta l'ingannatore restará ingannato).

ANGIOLA. (Or va' e fidati d'uomini, va'! o uomini traditori!).

DON FLAMINIO. Egli ha voluto giungervi quella clausula, perché l'era stato riferito che eravate innamorato e morto per altra.

DON IGNAZIO. Non mi ricordo aver mai amato cosí ardentemente come Aldonzina sua figlia; ché se ben ho amato molto, l'amor è stato assai piú finto che da vero, e mi son dilettato sempre dar la burla or a questa or a quell'altra.

ANGIOLA. (Oh che vi siano cavati quei cuori pieni d'inganni! Or va' ti fida, va'! e chi non restarebbe ingannata da loro?).

DON IGNAZIO. Ma per tôrlo da questo sospetto, andiamo ora a sposarla; andiamo, caro fratello, non mi far cosí strugere a poco a poco, ché dubito non rimarrá nulla d'intiero insin a sera.

DON FLAMINIO. L'appontamento è stato per la sera che viene: e credo ha chiesto il termine per non trovarsi forsi la casa in ordine; e andando cosí all'improviso, forsi li daremo qualche disgusto e forsi vi perderete di riputazione: però abbiate pacienza per un poco d'intervallo di tempo.

SIMBOLO. (Non dissi ch'arebbe sfugito d'andarvi? abbiam vinto).