EUFRANONE. Moglie, va' e fa' quanto t'ho detto, ché io andrò a convitar per domani tutti i parenti e la nobiltá di Salerno.
SCENA IX.
DON FLAMINIO, PANIMBOLO, LECCARDO.
DON FLAMINIO. Io vo' far prima ogni sforzo se posso indurla ad amarmi; e quando non mi riuscirá, non mancará ricercarla per moglie. Lo vo' lassar per l'ultimo, ché son risoluto non viver senz'ella o sua sorella.
PANIMBOLO. Voi trattando per via del parasito e con lettere e per modi cosí disconvenevoli, in cambio d'amarvi vibrará contro voi fiamme di sdegno, perché stimará esser oltraggiata da voi ne' fatti dell'onore.
DON FLAMINIO. Non vedi Leccardo come sta allegro?
PANIMBOLO. Averá bevuto soverchio e sta ubbriaco.
LECCARDO. O Dio, dove andrò per trovare don Flaminio?
DON FLAMINIO. (Cerca me).
LECCARDO. (Corri, volta, trotta, galoppa e dágli cosí felice novella).