PANIMBOLO. Questa tempesta che minaccia naufragio, questa istessa vi condurrá in porto.
DON FLAMINIO. Non posso soffrir che mio fratello abbi saputo far meglio di me.
PANIMBOLO. S'egli ha saputo fare, voi saperete disfare.
DON FLAMINIO. Io molte volte dalli tuoi astuti inganni d'invecchiata prudenzia ho conseguito molti disegni, de' quali t'ho grande obligo.
PANIMBOLO. Io non ho mai fatto cosa in vostro servigio che non avesse avuto desio di farne altro tanto.
DON FLAMINIO. Io ho voluto rammemorargli e ringraziarti, acciò conoschi con che memoria gli serbo e che voglia ho di remeritargli. Fa' conto che se per te schivo questa ruina che mi sta sopra, da te ricevo la sposa, la vita e l'onore insieme, ché perdendo lei perderò il tutto miseramente: renderai me stesso a me stesso e mi torrai dalle mani della morte. Se sei stato mio servidore, d'oggi innanzi sarai mio fratello; e dal guiderdone che riceverai da me, conoscerai che so conoscere e guiderdonare i servigi.
PANIMBOLO. Padron caro, allor sarò conosciuto e guiderdonato da voi quando conoscerete quanto i vostri servigi mi sieno a caro.
DON FLAMINIO. Il fatto è passato molto innanzi, le nozze son vicine, il tempo breve, i rimedi scarsi: temo dell'impossibile.
PANIMBOLO. Non può l'uomo oprar bene, il quale si avvilisce nell'impossibile. Quando non ci valerá ragione, bontá e giustizia, poneremo mano agl'inganni e furfanterie, ché queste vincono e superano tutte le cose; e poiché egli cerca con inganni tôrvi l'amata, sará bene che con i medesmi inganni gli respondiamo e facciamo cader l'inganno sopra l'ingannatore. E che val l'uomo che non sa far bene e male? ben a' buoni e mal a' cattivi? Or mentre ho lingua e ingegno state sicuro.
DON FLAMINIO. Comincio a respirare.