PANIMBOLO. Ma mentre parlo rivocate voi stesso in voi stesso.

DON FLAMINIO. O dolor o rabbia che tu sei, fa' tanta tregua con me fin che ordisca qualche garbuglio, e poi tormentami e uccidimi come a te piace.—Ma dimmi, hai pensato alcuna cosa?

PANIMBOLO. Cose belle a dire e grate all'orecchie ma non riuscibili; e nelle riuscibili non vorrei valermi di mezi cosí pericolosi.

DON FLAMINIO. Mai si vinse periglio senza periglio. Ma perché corremo per perduti e per me è morta ogni speranza e non spero se non nella disperazione, prima che muoia vo' tentar ogni cosa per difficile e perigliosa che sia, e morendo io vo' che tutto il mondo perisca meco. Ma tu imagina qualche cosa: fa' che veggia i fiori della mia felicitade.

PANIMBOLO. Farò come il fico che prima ti dará i frutti che ti mostri i fiori.

DON FLAMINIO. Presto: come la guadagnaremo?

PANIMBOLO. Ancora non avemo cominciato ad ordire, e volete la tela tessuta! né qui bisogna tanta fretta, ché la fretta è ruina de' negozi e le subbite resoluzioni son madri de' lunghi pentimenti. Sappiate che non è piú facil cosa che guastar un matrimonio prima che sia contratto: uno solo sospetto scompiglia il tutto. Diremo che molto tempo prima voi ci avete fatto l'amore e godutala.

DON FLAMINIO. La sua fama ci è contraria, perché è tenuta la piú onesta e onorata giovane che sia in Salerno.

PANIMBOLO. Un poco di vero mescolato con la bugia fa creder tutta la bugia. Aggiungeremo che la povertá sia stata cagione della sua disonestá.

DON FLAMINIO. Non lo crederá mio fratello ancorché lo vedesse con gli occhi suoi.