LECCARDO. Che fussi appiccato!
DON FLAMINIO. Che quel c'hai a fare lo facessi tosto, ché il giorno va via e la sera se ne viene, e il beneficio consiste in questo momento di occasione. Usarò teco poche parole, ché la brevitá del tempo non me ne concede piú. Mi par soverchio ricordarti le cortesie che ti ho fatte; e il volerti far pregar con tanta instanza diminuisce l'obligo che mi tieni. Vorrei che mi facessi piacere pari alla cortesia, e questo servigio sarebbe il condimento di tutti gli altri.
LECCARDO. L'impresa che mi proponi è di farmi essere appiccato.
DON FLAMINIO. Fai gran danno non aiutandomi.
LECCARDO. Maggior danno fo a me aiutandovi.
DON FLAMINIO. Leccardo, to', prendi questi danari.
LECCARDO. Ho steso la mano.
DON FLAMINIO. Togli questo argento.
LECCARDO. L'argento mi comanda.
DON FLAMINIO. Togli quest'oro.