DON FLAMINIO. Né la sorella è men disonesta di lei; e un certo capitano ciarlone, che suol pratticar in casa, se la tiene a' suoi comodi. Or questo, che è il peggior uomo che si trovi, sará vostro cognato; e ci son altre cose da dire e da non dire.

DON IGNAZIO. Mi par impossibile.

DON FLAMINIO. Farò che ascoltiati da molti il medesimo.

DON IGNAZIO. Se non lo credo a voi, meno lo crederò agli altri.

PANIMBOLO. (Li è restata la lingua nella gola e non ne può uscir parola).

DON FLAMINIO. E se non lo credete, farò che lo veggiate con gli occhi vostri.

DON IGNAZIO. Che cosa?

DON FLAMINIO. Poiché volete sposarla dimani, vo' dormir seco la notte che viene: io sarò sposo notturno, voi diurno. State stupefatto?

DON IGNAZIO. Se mi fusse caduto un fulmine da presso, non starei cosí attonito.

DON FLAMINIO. Da un buon fratello come vi son io bisogna dirsi la veritá, poi in cose d'importanza e dove ci va l'onore.