PANIMBOLO. (O mondo traditore, tutto fizioni!).

DON IGNAZIO. Odo cose da voi non piú intese da altri.

DON FLAMINIO. Se vi fusse piú tempo, ve lo farei udir da mille lingue; ma perché viene la notte piú tosto che arei voluto, venete meco alle due ore, che andrò in casa sua: vi farò veder le sue vesti e i doni che l'avete mandati, e ce ne ritornaremo a casa insieme.

DON IGNAZIO. Se me fate veder questo, farò quel conto di lei che si deve far d'una sua pari.

DON FLAMINIO. Andiamo a cenare e verremo quando sará piú imbrunita la notte.

DON IGNAZIO. Andiamo.

DON FLAMINIO. Andate prima, ché verrò dopoi.

PANIMBOLO. Giá è gito via.

DON FLAMINIO. Panimbolo, a me par che la cosa riesca bene.

PANIMBOLO. Avete finto assai naturale. Mi son accorto che la gelosia li attaccò la lingua che non possea esprimere parola.