DON IGNAZIO. Io non spinto da giovenil leggierezza ciò dico, ma da giustissime cagioni.

EUFRANONE. Dunque dite che mia figlia è infame?

DON IGNAZIO. Ce lo dicono l'opre.

EUFRANONE. Se non foste quel che sète e men di tempo, io vi risponderei come si converrebbe. Ma che cose infami avete udite di lei?

DON IGNAZIO. Quelle che non arei mai credute.

EUFRANONE. Nelle cose degne e onorate si trapone sempre mordace lingua.

DON IGNAZIO. Qui non mordace lingua ma gli occhi stessi furon testimoni del tutto.

EUFRANONE. Né in cosa cosí lontana dall'esser di mia figliuola dovrebbe un par vostro creder agli occhi suoi, che ben spesso s'ingannano.

DON IGNAZIO. Che un uomo possi ingannar un altro è facil cosa ma se stesso è difficile: ché quel che vidi, molto chiaramente il viddi, e per non averlo veduto arei voluto esser nato senz'occhi.

EUFRANONE. Lo vedeste voi a lume chiaro?