ALESSANDRO. Io, io …

FILIGENIO. Anzi io …

ALESSANDRO. Tacete, ché non sapete quello che voglia dire.

FILIGENIO. Né voi sapete quello che voglio rispondere. Non meritava questo l'amor che vi ho portato; e v'ho stimato gen-* *tiluomo, né vi diedi cagion mai di dolervi di me, ma servirvi di quanto ho potuto.

ALESSANDRO. Confesso aver ricevuto da voi molti favori, e confesso parimente non averli riservíti non per mancamento d'animo, ma d'occasione.

FILIGENIO. Voi me l'avete resi con iniquo cambio che non sarebbe stato fatto ad un turco; ma dice bene il proverbio: che molti benefíci fanno un uomo ingrato.

ALESSANDRO. Orsú, perché avete sfogata l'ira con ingiuriarmi, sarebbe di ragione, se non prima, mi dicesti la cagione di che vi dolete di me; perché le vostre parole mi sono ferite mortali che mi trapassano il core. Non mi fate piú penare.

FILIGENIO. Guarda simulazione.

ALESSANDRO. In che v'ho offeso, accusandomi tanto d'ingratitudine?

FILIGENIO. Anzi di sfacciataggine e di furfantaria.