FILIGENIO. Egli m'ha dato i cento scudi. Eccoli qui.

ALESSANDRO. Io non vo' ricevere altramente i cento scudi; ma vo' lo schiavo overo oprare in modo me si restituisca.

FILIGENIO. Come può esser che il fatto non sia fatto? Io non stimava tal cosa: essendo come voi dite, io mi pento di averlo venduto.

ALESSANDRO. A che mi giova ora il vostro pentimento? Convien ad un uomo della qualitá ed esperienza che voi sète, dar cosí subita credenza ad un uomo senza onore e senza anima, che con un velo d'ipocresia cuopre ogni sua sceleraggine, e stima, non dico me, ma vostro figlio che è un de' piú gentili giovani della cittá nostra, per un tristo uomo?

FORCA. Non vi dissi ch'era vostro inimico?

FILIGENIO. Ecco i cento scudi.

ALESSANDRO. Or questa sarebbe bella: per cento scudi pagarne trentamila! Egli se li guadagnará, e mandará quel povero giovane al macello overo ad una perpetua prigionia; ed io volea restituirlo al suo regno.

FILIGENIO. Ho peccato semplicemente; confesso l'errore, e se vi piace, confermarò con giuramento la mia ignoranza. Poiché siam qui, facciasi quel che si può per rimediarci.

ALESSANDRO. Se avevate comprato lo schiavo in nome mio e con i miei danari, quello era mio, e voi non avevate piú potestá sovra quello; e avendolo venduto, sará in vostro pregiudizio, perché avete venduto quello che non era vostro. L'error vi costerá caro. Andrò a' superiori e mi farò far giustizia: forse sarete condannato agli interessi.

FILIGENIO. Dio me ne guardi! ecco i vostri danari.