ALESSANDRO. Io non gli torrò per non far pregiudicio alle mie ragioni. Andrò a Sua Eccellenza, raccontarò il fatto: ella dará ordine di quello che ará a farsi. M'incresce nell'anima ch'abbia a venir con voi, che v'ho stimato mio padre e padrone, a termini cosí fatti.

FILIGENIO. O Iddio, che intrighi son questi ove mi trovo? Va', Forca, e vedi se puoi far nulla.

FORCA. Padron, perdonatemi, sète stato frettoloso a credere ed estimar vostro figlio e un amico come Alessandro, un assassino—ché l'uno vi fu sempre ubidientissimo e l'altro venti anni un buon vicino,—e me per un ladro, che v'ho servito venti anni fedelmente.

FILIGENIO. Eccoti i cento scudi: almeno non arò rimordimento di conscienza di aver fatto cosa con malizia. Togli anco questa catena d'oro che val quattrocento, e vedi si puoi rimediare.

FORCA. Non lascierò tentar per ogni via, per amor vostro. Io vo.

FILIGENIO. Camina.

SCENA XII.

DOTTORE, FILIGENIO, PANFAGO, MUTO.

DOTTORE. Férmati, Filigenio, non entrare ancora: avemo a trattare alcune cose insieme.

FILIGENIO. Pur hai animo comparirmi dinanzi, giuntatore: non vedo io che porti scolpita nella fronte la sfacciataggine?