PANFAGO. Merito questo io per avervi cosí ben servito?
ALESSANDRO. Non si trova gastigo che basti a meritar la tua ladreria. Capitano, di grazia, fatelo strascinare, ch'io mi muoio di voglia di vederlo appicato presto.
PANFAGO. Oimè, oimè, perché con tanta fretta?
ALESSANDRO. Perché cosí meritano i pari tuoi.
SCENA II.
RAGUSEO, MANGONE, ISOCO.
CAPITANO. Io non so che hai tu meco né che cerchi da me: che sai tu chi sia io, se questa è la prima volta che pongo il piede in questa terra? e tu come una infernal furia mi persegui!
MANGONE. Vo' che mi restituisca la mia robba, poiché per tuo conto io son stato miseramente assassinato.
CAPITANO. O che tu sei infernetichito o devi star ubbriaco, poiché cerchi da un uomo che mai vedesti, che ti restituisca la tua robba.
MANGONE. Io non ho visto te, ma sí ben il tuo fattore che, vendutomi un schiavo in tuo nome, m'ha rubbata la schiava mia.