ALESSANDRO. Che offesa? Capitano, ecco la sua casa: voi lo serrate qui ligato; e voi altri entrate e cercate la casa, ché le trovarete, se non l'ará sbalzate in altra parte.
PANFAGO. O Dio, che cosa avete inventato contro di me! Troppo acre vendetta per sí picciola offesa.
ALESSANDRO. Che vendetta, ladronaccio? pensi con le tue paroline scappare ch'oggi il boia non ti abbia a far una pavana senza suoni sovra le spalle?
FORCA. Ecco le vesti, ecco le robbe toltemi! cosí, furfantaccio, s'entra nelle case di gentiluomini e si vuotano le casse? Su, strascinatelo in Vicaria.
PANFAGO. O Dio, lasciatemi tor prima un bicchiero di vino, ché la gola mi sta tanto asciutta che non ne può uscir parola.
FORCA. Te la stringerá il capestro, la gola.
PANFAGO. O gola, mi farai morir appiccato per la gola.
ALESSANDRO. Su, caminate, andate via.
PANFAGO. Vorrei sapere il vostro disegno, io.
ALESSANDRO. Il nostro disegno? non lasciarti mai finché tu non muoia appiccato.