MANGONE. La ragione che ho, e l'importanza del fatto che importa cinquecento ducati, faranno o che io uccida costui o che sia ucciso da lui, perché non è cosa che ne possa passare.

ISOCO. Che costui non sia stato mai piú in Napoli e questa la prima volta che sia sbarcato di nave, ne son buon testimone.

MANGONE. O che testimone! Mi venne un uomo da parte di costui e mi chiamò per nome—Mangone!—e dissemi:—Poiché sei mercadante di schiavi, il mio padron Rastello Fallatutti di Monteladrone …

CAPITANO. Menti per la gola, ché rastello di Monteladrone sei tu!

ISOCO. Lascia dire.

MANGONE. … ne ha portato una nave, e si vuol accomodar teco.

ISOCO. Férmati, di grazia. Tu sei colui che vendi schiavi e schiave, che ti chiami Mangone?

MANGONE. Io son: mal per me!

ISOCO. Lasciamo il primo e cominciamo un altro ragionamento piú importante. Son d'intorno a tre anni che certi uscocchi depredando i lidi della Schiavonia, da una villa dove io abitava mi tolsero una giovane bellissima; e mi fu riferito che la vendero in Napoli per ducento ducati ad un mercadante di femine, detto Mangone.

MANGONE. È vero; e si chiama Melitea.