SCENA V.
FORCA, FILIGENIO, DOTTORE, ISOCO.
FORCA. (Or sí che potrò ben andar a sotterrarmi vivo per non incappar nelle mani di costoro).
FILIGENIO. Forca, vieni a tempo: ascolta questo gentiluomo che dice.
DOTTORE. Forca mio, se per l'addietro t'ho odiato piú che la morte, come ostacolo de' miei desidèri; or, come quello che mi hai tolto da illeciti amori o disoneste nozze, te ne arò obligo eterno. Sappi che Alcesia—non piú Melitea—non è schiava di Mangone, ma mia legittima figliuola, che molti anni sono mi fu rapita dalla balia, come potrai piú a lungo intenderlo da costui… .
ISOCO. Quanto dice questo gentiluomo tutto è vero.
DOTTORE. … Onde io sapendo certissimo che tu e Pirino me l'avete rubbata dalla casa di Mangone, e conoscendo voi l'importanza della cosa, e conoscendo parimente che non posso tormi questa macchia dell'onore se non mi sia restituita, vorrei che facesti pensiero di effettuarlo.
FORCA. Io, in quanto Forca, son persuaso a bastanza; bisogna persuader
Pirino che ve la restituisca.
DOTTORE. Dove è Pirino, accioché possa ragionargli?
FORCA. Con Pirino non potrete ragionar altrimente; ma ragionate con me quello che desiate ragionar con lui, e fate conto ch'io sia sua mente, suo desiderio e ch'io ascolti con le sue orecchie e ch'io vi risponda con la sua lingua.