FORCA. Egli non ha animo di comparirvi piú innanzi per vergogna, ed ella per dubbio di non tornar di nuovo nelle mani di Mangone. Da lor stessi s'han preso un volontario essiglio e vita pellegrina e vaga, e sopportar ogni incommoditá e ogni miseria, purché vivano insieme e si soddisfaccino l'un l'altro, e mostrino al mondo che i loro amori non erano fondati in vani desidèri giovanili, ma su salde leggi di santissimo matrimonio.

DOTTORE. Filigenio, io conosco che i matrimoni prima si dispongono in Cielo e poi s'esseguiscono in terra, e che invano tenta umana forza impedir quello che è ordinato lá su. A me par che sieno cosí ben accoppiati fra loro, che né io né lui né tutto il mondo l'aría potuto imaginare; e mi par ch'egli sia degno di lei, ella di lui. Io non ho altro figlio, e la mia robba è di valor di quarantamila scudi; sono nell'ultimo della mia etá e inabile alla sperata successione. Fate voi la dote al vostro figlio. Né voi potrete restarvi di apparentar meco; perché non so come meglio si possa rimediare all'acerbitá dell'ingiuria che m'ha fatto vostro figlio.

FILIGENIO. A cosí buon partito che mi proponete, ogni cosa ch'io rispondessi in contrario, mostrerei che fussi scemo di cervello; ed è ben ragione che avendo io comprato la moglie al mio figlio, che voi con buona dote ricompriate il mio figlio per vostra figlia: e come per l'acquisto di lei è intricato con augurio di scherno, cosí vo' che, mentre sia vivo, l'abbia ad esser non sposo ma schiavo di vostra figlia.

DOTTORE. E mia figlia, perché sotto auspicio di schiava fu introdotta in vostra casa, non che nuora, ma sia perpetua vostra schiava e di vostro figliuolo: e dove si ha pensato uccellar me, ará posto l'uccello in la sua gabbia.

FILIGENIO. Orsú, trovinsi costoro, e questa sera medesima facciamo le nozze con reciproca sodisfazione. Forca, perché son chiari che l'uno è dell'altro e non han piú dubio che sieno separati fra loro, falli tornar da viaggio e menali a casa nostra.

FORCA. Vi do la mia parola giongerli nel viaggio e far ch'or ora li veggiate qui presenti.

DOTTORE. Per l'amor di Dio, presto: ché non so se potrò viver tanto che li veggia.

FILIGENIO. Io me ne vo a casa, a porla in ordine per questa sera.

SCENA VI.

DOTTORE, ISOCO.