ALESSANDRO. Perché tanti scongiuri?
PIRINO. Con questo verrò a rubar la mia Melitea dalle mani del ruffiano, come poi vi dirò piú a lungo in casa vostra. Aiutatemi, amico caro, a cosí onesto e onorato furto; e se mi potrete scambiar questi danari in altri, me ne farete piacere, perché son di mio padre, ché non venisse a riconoscergli.
ALESSANDRO. Andrò or ora a servirvi; ho da scambiar questi e altri a vostro servigio; a dio.
PIRINO. A dio.
SCENA V.
FILIGENIO, ALESSANDRO.
FILIGENIO. (Son uscito fuori, se posso veder Forca per saper che cosa ha fatto col dottore: m'ha lasciato certi bisbigli in testa i quali, se non me li ritoglie, non mi lascieranno mai riposare. Il Forca è cattivissimo, conosce gli umori delle persone, e non è altro che sappi meglio di lui i negozi di mio figlio, ed è buon mezo a questo effetto: il suo consiglio mi piace: volendo servirmi, come dice, non è dubbio ch'io non sia ben servito).
ALESSANDRO. (Chi è costui che ragiona?).
FILIGENIO. (Chi è costui che vien verso me?).
ALESSANDRO. (È Filigenio, quel che cerco).