FILIGENIO. Danari non sarebbono mancati a me in vostro servigio.
ALESSANDRO. Replicandomi: non essendo servati da me come si richiede, rimarrebbono ruinati. Son uomini veramente di sommo valore e degni d'esser serviti.
FILIGENIO. Dite pure in che posso servirvi.
ALESSANDRO. Vorrebbono un schiavo di diciassette over diciotto anni, negro, di bel garbo e di acconcie maniere, che avesse del nobile; e che nel comprarlo non si avesse a risparmiar danari. Intendo che Mangone, qui appresso, n'abbia o ne soglia aver de buoni e belli; però vorrei che in mio nome ne compraste uno, e non avendolo, gli deste cura di ritrovarlo fra poco.
FILIGENIO. Tanto importa un schiavo?
ALESSANDRO. Come saprete il negocio, conoscerete l'importanza: eglino confidano in me molto; non vorrei che restassero ingannati di tanta speranza. Io per certi rispetti non posso mostrarmi con lui, per esser accadute alcune parole sconcie fra noi; e chiedendolo io, mi vorrebbe appicar per la gola. Eccovi nella borsa cento scudi, dateli per lo prezzo o almeno per caparra: dateli sin tanto che basti a saziar la ingordigia.
FILIGENIO. Vi servirò molto volentieri. Scudi non bisognano, ché ne ho le migliaia per vostro commodo.
ALESSANDRO. Se non togliete i danari per arra, non vo' che mi favoriate nel negozio.
FILIGENIO. Per non trattenermi vanamente in cerimonie, ché ho fretta di servirvi, li torrò, e or m'invio verso la sua casa.
ALESSANDRO. Ed io per non dargli occasione che mi veggia con voi, mi partirò e verrò da qui ad un poco per saper quello che abbiate trattato.