MELITEA. Ma che son io che merito esser riscattata con sí gran prezzo? Ma questo non per mio merito, ma per vostra gentilezza, ché avete riguardo alla vostra propria natura non al mio poco valore. Ma come io potrò riservirvi tanta cortesia, essendo ella infinita e io cosa finita?

PIRINO. Io non posso dirvi qui la trappola che abbiamo consertata, ché darei sospetto di voi al guardiano. In camera vi dirò il tutto.

FILACE. Melitea, tu entra dentro.

MELITEA. Or ora.

FILACE. Ca…, canchero, che m'avesti a far dire una mala parola! Voi donne non vi contentate del giusto mai, sempre inchinate al troppo: se vi si concede un dito, ve ne togliete un palmo. Poco anzi, con gli occhi bassi come se volesse nasconder il volto sotto le ciglia; ma ora lo schiavo l'ha fatta alzar la testa e star di buona voglia.

SCENA IV.

MANGONE, PANFAGO.

MANGONE. Potrete far ben libero conto, d'oggi innanzi, che la casa sia piú vostra che mia o almanco commune.

PANFAGO. Veramente farò cosí, poiché voi altresí mi avete liberamente promesso servirvi della nostra in Raguggia; faremo ragione insieme: noi vi condurremo delli schiavi e voi li venderete, e saranno fra noi le perdite e i guadagni communi.

MANGONE. Mi contento d'ogni vostro contento.